Salute

Niente taglio del cordone ombelicale, ma i medici chiamano la procura

Di Irma Levanti
cordone-ombelicale
18 Settembre 2017
È  successo in provincia di Udine: una neomamma ha continuato a chiedere il Lotus birth anche di fronte a una sofferenza neonatale. I medici hanno dunque interpellato i magistrati per sapere come procedere. Secondo la Società italiana di neonatologia, il Lotus birth andrebbe sempre evitato.
Facebook Twitter More

All'inizio è andato tutto secondo i piani: parto naturale, neonato subito appoggiato sulla pancia della mamma e possibilità, accordata dall'ospedale, di non recidere il suo cordone ombelicale per lasciarlo invece cadere da solo, una pratica chiamata Lotus birth.

 

A un certo punto, però, sono arrivate le complicazioni, con segni di sofferenza del bambino tali da richiedere un suo trasferimento in incubatrice. Per i medici il cordone andava tagliato, per i genitori no. Così i medici hanno preso il telefono e chiesto consiglio alla procura.

 

È  successo sabato scorso a San Daniele, in provincia di Udine. Il procuratore capo di Udine, Antonio De Nicolo, ha riferito all'Ansa che i magistrati hanno prontamente risposto di salvare il bambino. "La mission dei medici è salvare vite, e nel momento in cui sussiste un pericolo di vita, il trattamento sanitario va fatto". Alla fine mamma e papà hanno accettato il trattamento, nel giro di breve tempo il problema si è risolto e ora il bimbo sta benissimo.

 

Resta, però, la riflessione su una pratica controversa, il Lotus birth, e sul tema della medicina difensiva. Per De Nicolo, la telefonata dei medici è un "segno triste dei tempi, che dimostra a che punto è arrivata la medicina difensiva". Secondo il Procuratore, i medici dovrebbero sentirsi liberi e sereni nello svolgere il loro lavoro, ma evidentemente ci sono situazioni nelle quali questa serenità manca, perché è completamente saltato il rapporto di fiducia che dovrebbe esistere tra pazienti e operatori sanitari.

 

Il caso in questione sembra essersi risolto senza ulteriori strascichi, ma avrebbe potuto concludersi anche con una denuncia da parte dei genitori. "Evitare questo tipo di denunce è impossibile - sottolinea De Nicolo - ma se ne arrivasse una per questo caso chiaramente la archivieremmo. Al contrario, se il neonato fosse morto avremmo dovuto aprire un fascicolo d'indagine".

 

 

Che cos'è il Lotus birth

 

Si tratta di una modalità di parto nella quale il cordone ombelicale non viene tagliato, ma viene lasciato attaccato alla placenta fino a quando non si stacca da sé per mummificazione, cosa che avviene di solito alcuni giorni dopo la nascita del bambino. Nel frattempo, la placenta viene conservata in un sacchetto o in una bacinella, vicina al neonato, e talvolta viene cosparsa con sale grosso (per favorirne l’essiccamento) e con qualche goccia di olio profumato per mascherarne il cattivo odore.

 

Secondo i sostenitori di questa pratica - che prende il nome dall’infermiera californiana che per prima l'ha attuata, Claire Lotus - lasciare il cordone attaccato permetterebbe al bambino di non perdere neppure una sola goccia del suo sangue cordonale, con vantaggi dal punto di vista immunitario. Inotre, la placenta avrebbe un’aura che continuerebbe ad infondere energia al bambino anche nei giorni successivi alla nascita, procurandogli benessere psicofisico.

 

 

Lotus birth, posizioni scientifiche


Non ci sono dati precisi su quanto sia richiesta, oggi, la pratica del Lotus birth, ma evidentemente le richieste sono tali da aver giustificato, nei mesi scorsi, una presa di posizione ufficiale della Società italiana di neonatologia (SIN). Che in un documento pubblicato lo scorso maggio critica la pratica, escludendo la possibilità di realizzarla in Italia per diverse ragioni.

 

 

  • Primo, perché mancano prove scientifiche che ne dimostrino il reale vantaggio per mamma e bambino. In effetti, non ci sono dati di letteratura su questo argomento, e implementare in un ospedale una pratica non suffragata da prove non ha molto senso.
  • Secondo, perché non sono esclusi rischi di infezione.
  • Terzo, perché la pratica non è contemplata da Linee guida nazionali per cui, se attuandola si verificasse un problema per mamma e bambino, si creerebbe un problema giuridico per l'ospedale e il medico.

 

Nel 2008 anche il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists si era pronunciato a sfavore della pratica, sempre sottolineando la mancanza di dati certi a sostegno dei vantaggi e ipotizzando per converso i rischi infettivi. Per questo, i ginecologi inglesi raccomandavano di monitorare con attenzione i neonati Lotus birth, per cogliere tempestivamente eventuali segni di infezione.