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Non picchiarmi, papà

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23 Maggio 2019
"Papà, non picchiarmi". Ecco che cosa probabilmente direbbe il bimbo di due anni ucciso di botte ieri dal papà perché non smetteva di piangere. Lo psicoterapeuta e papà Alberto Pellai commenta sulla sua pagina Facebook il fatto di cronaca avvenuto ieri a Milano. "La notizia di cronaca che oggi ci sconvolge ribadisce a tutti noi uomini che ancora non sappiamo essere i padri che i nostri figli hanno bisogno, perché troppo spesso nelle nostre mani c’è purtroppo solo potenza, ma non competenza".
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Quotidiani e giornali online oggi affrontano la notizia di cronaca del papà che ieri ha ucciso di botte il figlio di due anni. 

Il bambino piangeva. Sarebbe questa la giustificazione dell'uomo.

 

"Non riuscivo a dormire, mi sono alzato dal letto e l'ho picchiato".

 

Come scrive "Il Giorno", il padre 25enne picchiava il figlio a mani nude e ogni volta che faceva uso di droga perdeva il controllo e se la prendeva con la moglie e il figlio. La coppia ha altri tre bimbi e un altro in arrivo: il più grande è in Croazia con gli zii. Ci sono poi due sorelline di un anno e mezzo e tre anni.

 

"Non riuscivo a dormire"

L'uomo ha perso il controllo anche ieri notte, ma all'ennesima scarica di botte il piccolo non ce l'ha fatta. Quando sono arrivati i soccorritori e i poliziotti, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

 

A ucciderlo sarebbero state proprio le botte del padre, rintracciato dopo una fuga di sette ore e fermato con l'accusa di omicidio aggravato dal maltrattamento e dalla minore età della vittima. 

 

"Papà, non picchiarmi"

Anche lo psicoterapeuta e papà Alberto Pellai ha commentato la terribile notizia di cronaca di ieri.  Ve ne proponiamo tre estratti.

"Se il bambino avesse potuto parlare, probabilmente al suo papà avrebbe detto solo tre parole: 'Papà non picchiarmi'" commenta lo psicoterapeuta sulla sua pagina Facebook, ripreso poi anche da Famiglia Cristina. "Per me che ho il tema della paternità così presente nella mia storia di vita personale e professionale, questa notizia è come una pugnalata al cuore. Vorrei che gli uomini imparassero – anche attraverso la propria storia di paternità - ad annientare il codice della violenza, così profondamente stratificata nel loro DNA emotivo. Rabbia e frustrazione costruiscono nel cervello emotivo maschile un corto circuito che spesso nella violenza agita ha il suo unico meccanismo di sfogo".

 

"Rendete questo post virale"

"Chiedo davvero alle donne di far leggere questo post ai loro compagni, che al loro fianco crescono un figlio" continua Pellai. "Perché nessuno veda nella violenza delle mani uno strumento che educa. E chiedo agli uomini di riflettere profondamente: con la violenza nessun figlio può essere reso migliore e obbediente. E spesso quella violenza lascia sul cuore e nell’anima un dolore difficile da sanare in un’intera vita. Rendete questo post, se possibile, virale. Fatelo leggere a più uomini possibili. Credo profondamente che sia questo il tipo di messaggio che può davvero fare prevenzione affinché una notizia così orribile come quella che oggi ci agita il cuore non compaia più su nessun media del mondo".

 

Ecco il post completo di Alberto Pellai su Facebook.

 

 

 

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