Vaccinazioni

Obbligo dei vaccini: dopo il caso Emilia Romagna, le posizioni delle altre regioni

Di Irma Levanti
vaccino
28 Novembre 2016 | Aggiornato il 29 Novembre 2016
Negli asili nido emiliani non si potrà più entrare senza le quattro vaccinazioni obbligatorie (antipolio, antidifterica, antitetano e antiepatite B). Anche altre Regioni italiane, in ordine sparso, si stanno posizionando sulla stessa linea, ma l'obbligo vaccinale resta un tema controverso.
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Lo sappiamo bene: quando si tratta di sanità, in Italia ogni regione fa storia a sé. Vale naturalmente anche per le vaccinazioni, come mostra il recente caso dell'Emilia Romagna

, dove si è appena stabilito che i bambini che non hanno effettuato le vaccinazioni obbligatorie per legge - antipoliomielite, antidifterica, antitetanica e antiepatite B -  non potranno frequentare asili nido, ludoteche e baby parking.

In realtà l'obbligo per queste vaccinazione esiste da diversi decenni, ma di fatto da molto tempo non venivano messe in atto sanzioni per chi non lo rispetta, e anzi era stato formalmente sospeso in Veneto dal 2007. Ora, però, la delibera dell'Emilia Romagna, nata per far fronte a un evidente calo delle coperture vaccinali sul territorio, ha riaperto la questione. Con Regioni diverse che, in assenza di una legge nazionale unitaria sulle vaccinazioni, ipotizzano varie soluzioni al problema: in molti casi allineandosi alla posizione dell'Emilia Romagna, ma con strategie comunque differenti.

 

A fare il quadro della variegata situazione italiana è un articolo pubblicato di recente su Repubblica, a firma di Michele Bocci, che riassume così le varie posizioni:

 

  • Toscana e Sicilia: pensano di bloccare l'ingresso, in assenza delle vaccinazioni obbligatorie, non solo al nido ma anche alla materna. La Toscana, inoltre, vorrebbe estendere il divieto di frequenza anche per chi non ha altre vaccinazioni e cioè morbillo, parotite, rosolia, varicella e meningococco C.
  • Puglia: il gruppo del Partito democratico in consiglio regionale propone uno stop a tutte le iscrizioni, fino alle superiori, per chi non fa la profilassi.
  • Marche: si ipotizzano multe fino a 10 mila euro per chi fa accedere ai servizi per l'infanzia bimbi senza certificazione dell'avvenuta vaccinazione.
  • Lazio: sta ragionando su una linea analoga all'Emilia-Romagna.
  • Piemonte, Umbria e Sardegna: sarebbero favorevoli al divieto di frequenza scolastica senza vaccini, ma aspettano che sia fatta una legge nazionale per risolvere la questione.
  • Veneto: si è deciso che le singole Asl valutino caso per caso se l'ammissione all'asilo di un bimbo non vaccinato rappresenta un rischio per lui o per la collettività.
  • Lombardia e Liguria: sono contrarie all'imposizione per legge dell'obbligo vaccinale.

Ma perché il tema dell'obbligatorietà dei vaccini suscita tanta discussione?

Le ragioni sono numerose, come ricorda la giornalista Roberta Villa sulla testata online Scienza in rete: anzitutto, se è vero che in un'ottica di politica sanitaria è fondamentale riuscire a far risalire le coperture vaccinali, non è detto che sia proprio l'obbligo la strategia migliore per raggiungere questo obiettivo. Villa ricorda infatti i risultati di un progetto di ricerca europeo, che mostra chiaramente come i tassi di vaccinazione di vari paesi non siano strettamente legati alle politiche sanitarie applicate in quei paesi.

 

Non solo: "L'obbligo - ricorda la giornalista - rischia di alimentare il muro contro muro nei confronti dei genitori più scettici, o semplicemente spaventati". E riguarda solo quattro malattie, mentre ne sono escluse altre decisamente importanti, come morbillo e pertosse.

 

Insomma, il problema "è complesso e non ammette soluzioni semplici". Di sicuro, la frammentazione delle politiche vaccinali sul territorio italiano non aiuta, né aiuta il fatto che il calendario vaccinale per il biennio 2016-2018 non sia ancora stato approvato definitivamente. "In realtà è entrato a far parte del Decreto sui Lea, i livelli essenziali di assistenza, che - si dice - dovrebbe essere approvato entro fine anno" ricorda Paolo Bonanni, professore di igiene all'Università di Firenze e coordinatore del gruppo di lavoro sulle politiche vaccinali della Società italiana di igiene e medicina preventiva. "Però spesso in Italia i tempi sono incerti e stiamo aspettando l'approvazione del Piano da più di un anno".

 

Il nuovo piano vaccinale, tra l'altro, avrebbe esattamente il valore di legge nazionale in grado di superare molte delle differenze regionali esistenti, almeno in termini di offerta vaccinale. "In passato - spiega Bonanni - l'offerta comune per tutte era livellata verso il basso, per cui alcune Regioni si limitavano alle vaccinazioni minime previste, mentre altre ne proponevano di più. Il nuovo piano, invece, livella l'offerta verso l'alto, per cui restano pochissimi margini per aggiungere nuove vaccinazioni a quelle già previste. Il che dovrebbe garantire maggiore uniformità".

 

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