Alimentazione e salute

Olio di palma, latte artificiale e merendine: l'allarme che viene dall'EFSA

Di Valentina Murelli
olio_di_palma
20 Giugno 2016
Secondo un documento dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare, negli alimenti contenenti olio di palma - ma anche altri oli vegetali - sono presenti sostanze che potrebbero comportare rischi per la salute. Il problema riguarda soprattutto i bambini, perché l'olio di palma è presente in moltissimi cibi destinati ai piccoli, a partire dal latte in formula. Ma quali sono i pericoli reali? Che cosa fare per ridurre i rischi?
Facebook Twitter Google Plus More

L'ultimo allarme relativo all'olio di palma viene da un parere scientifico rilasciato lo scorso maggio dall'EFSA, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Il documento dice che gli alimenti contenenti questo ingrediente - ma anche altri oli vegetali e margarine - possono contenere sostanze potenzialmente pericolose per la salute umana. E che l'esposizione a queste sostanze dei consumatori europei, e in particolare dei bambini, sembra più alta di quanto dovrebbe essere per stare completamente tranquilli.

 

Le sostanze "incriminate"


Sul banco degli imputati sono finiti tre gruppi di sostanze: i derivati del glicidolo, il 3-monocloropropandiolo (3-MCPD) e il 2-monocloropropandiolo (2-MCPD). "Si tratta di contaminanti che si formano durante i processi di raffinazione industriale degli oli vegetali e soprattutto di quello di palma" spiega la tossicologa Patrizia Hrelia, professore ordinario all'Università di Bologna e presidente della Società italiana di tossicologia. "Dunque sotto accusa non è l'olio di per sé, ma alcuni prodotti che possono formarsi durante la sua lavorazione".

 

Gli esperti dell'EFSA hanno analizzato la letteratura scientifica disponibile su queste sostanze e quello che è emerso in effetti non è rassicurante. Per quanto riguarda i derivati del glicidolo (GE), gli studi condotti sugli animali hanno evidenziato un effetto genotossico, cioè in grado di danneggiare il DNA, e un aumento del rischio di alcune forme di tumore in caso di consumi cronici. Per il 3-MCPD le indagini - sempre su modelli animali - rendono conto di una certa tossicità per reni e testicoli, mentre non ci sono dati sufficienti sui potenziali rischi del 2-MCPD.

 

Sulla base di questi risultati, il documento suggerisce per il 3-MCPD una dose giornaliera tollerabile di 0,8 microgrammi per kg di peso corporeo: l'ideale sarebbe dunque non superarla. Per i GE, invece, indica un margine di esposizione sotto il quale potrebbero esserci rischi per la salute.

 

Bambini europei: troppo esposti ai contaminanti


Non è tutto: gli esperti dell'Autorità sono anche andati a vedere quali sono, in media, i livelli di esposizione della popolazione europea ai contaminanti incriminati, e sono proprio i risultati di queste analisi a destare preoccupazione. Sembra infatti che neonati, lattanti e bambini più grandi, fino agli adolescenti, assumano in media più 3-MCPD di quanto consigliato. E lo stesso discorso vale per l'esposizione ai GE, considerata a rischio.

 

Del resto, sono tantissimi gli alimenti per la prima infanzia e per i bambini contenenti olio di palma e, dunque, a rischio di contaminazione con queste sostanze: formule per lattanti, formule di proseguimento, merendine, biscotti, gelati confezionati, creme spalmabili, prodotti da forno e così via.

 

Il dato sull'esposizione sembra confermato da una recentissima inchiesta del mensile Altroconsumo, i cui analisti sono andati a cercare i contaminati a rischio, cioè 3-MCPD e GE, in dodici prodotti largamente consumati da bambini e adolescenti. In tutti i prodotti analizzati - latti formulati, biscotti industriali per la colazione, merendine industriali e patatine fritte in sacchetto - è stato trovato almeno un contaminante e spesso entrambi.

 

Per quanto riguarda i latti artificiali, tutti quelli esaminati contenevano 3-MCPD, in quantità tali da garantire, per un bambino di 5 mesi alimentato con solo latte in formula, il superamento della dose quotidiana tollerabile indicata dall'EFSA. Per i bambini di 5 anni può bastare una merendina a sforare il limite consigliato, mentre per quelli più grandi la soglia si supera aggiungendo alla merendina qualche biscotto per la colazione: uno scenario decisamente comune.

 

Tra preoccupazione e rischio reale


Ma che cosa significa tutto ciò per la salute dei bambini? Queste osservazioni provano definitivamente che il consumo di alimenti con olio di palma comporti effetti tossici o un aumento del rischio di sviluppare tumori? Chi ha dato o sta dando al proprio bambino del latte artificiale contenente olio di palma deve smettere immediatamente? Altroconsumo suggerisce di "non dare ai bambini prodotti con olio di palma", ma quali sono i rischi concretamente in gioco?

 

Patizia Hrelia suggerisce un atteggiamento di cautela, ma senza demonizzazioni: "E' giusto drizzare le antenne su questo tema, ma non è il caso di andare nel panico, per varie ragioni". Vediamo.

 

Tanto per cominciare, non ci sono dati certi, basati su studi epidemiologici condotti nell'uomo, che il consumo di queste sostanze porti effettivamente a un aumento del rischio di tumore. Ci sono indicazioni provenienti da studi animali, questo sì, ma - ripetiamo - non ci sono certezze derivanti da indagini fatte appositamente nella nostra specie. Per altro, vale la pena ricordare che i dati derivati da studi sugli animali si riferiscono a livelli altissimi di esposizione, non a quelli che, in genere, si raggiungono con l'alimentazione.

 

In secondo luogo, è vero che l'EFSA sottolinea come bambini e adolescenti europei siano esposti a livelli di contaminanti superiori rispetto alle dosi ora consigliate, ma è anche vero che queste soglie sono sempre calcolate in modo da lasciare ampi margini di sicurezza. "Superare la soglia non significa trovarsi immediatamente a livelli tossici: molto probabilmente, la dose davvero tossica si ha per esposizioni 10 o 100 volte superiori a quelle previste dalla soglia" precisa la tossicologa.

 

Infine va considerato - come del resto sottolinea lo stesso rapporto EFSA - che negli ultimi anni i processi industriali di lavorazione degli oli sono stati ottimizzati in modo da ridurre la produzione di queste sostanze contaminanti. "La tecnologia - precisa Hrelia - può fare molto in questo senso e di sicuro il parere scientifico dell'EFSA deve essere uno stimolo ulteriore per le aziende". Che comunque si stanno già orientando, in molti casi, verso produzioni palma free. Del resto, l'olio di palma è già da tempo nell'occhio del ciclone, perché ricco di grassi saturi, che a concentrazioni elevate possono costituire un rischio per la salute cardiovascolare, e per considerazioni di tipo ambientale (la produzione è associata a pesante deforestazione in aree tropicali).

 

Che cosa fare


Niente panico, dunque, ma neppure troppa tranquillità. Anche se non ci sono dati definitivi e certi sugli effetti del consumo di olio di palma in tenera età rispetto al rischio di tumori, porsi il problema è doveroso.

 

A preoccuparsi dovrebbero essere anzitutto le autorità regolatorie: l'EFSA ha sottolineato un aspetto critico, ora spetta al Ministero della Salute, per l'Italia, e in generale alla Commissione europea stabilire che cosa fare. Per esempio, se valga la pena dare nuove indicazioni alle industrie alimentari sui limiti possibili di alcuni ingredienti. Anche a casa, però, si può fare qualcosa per ridurre i rischi a cui potrebbero essere esposti i bambini.

 

"Per quanto riguarda l'allattamento, sappiamo che le scelte individuali sono complesse e dipendono da molti fattori. È comunque da preferire quello al seno, e ci vorrebbe più sostegno istituzionale, sociale e culturale in questa direzione" afferma il pediatra Sergio Conti Nibali, referente dell'Area nutrizione dell'Associazione Culturale Pediatri.

 

Per chi utilizza  formule artificiali, comunque, i nuovi dati EFSA non cambiano la situazione. "Sappiamo già - perché ce lo dicono anni e anni di studi - che i bambini alimentati con la formula tendono ad ammalarsi di più, nel breve, medio e lungo periodo" afferma Conti Nibali. Che a questo proposito non ritiene quindi risolutiva l'offerta di formule prive di olio di palma. "Al momento non ci sono studi che dimostrino che una formula sia meglio dell'altra: sono all'incirca equivalenti". Insomma, il pediatra conferma quanto ci aveva già detto a proposito di palma e latte artificiale: non è questo ingrediente, da solo, a rappresentare un particolare problema per la salute dei bimbi.

 

Conferma però anche un altro punto fondamentale, e cioè che il vero sforzo va fatto soprattutto dallo svezzamento in poi. "L'obiettivo deve essere chiaro: ridurre gli alimenti di origine industriale - merendine, succhi di frutta, bevande zuccherate - e puntare a un'alimentazione di tipo mediterraneo, ricca di frutta e verdura". Uno sforzo che, ovviamente, deve riguardare tutta la famiglia e non solo il bambino. E che potrebbe compensare eventuali rischi a cui il piccolo potrebbe essere stato esposto se alimentato con la formula invece che con latte materno.

 

Dopo lo svezzamento, diventa una questione di quantità complessiva: non sarà certo qualche merendina ogni tanto a compromettere la salute del bambino, ma bisogna evitare una dieta troppo ricca di alimenti industriali.