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Omicidio Lorys, i giudici definiscono la mamma "una lucidissima assassina"

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02 Febbraio 2015
Sono state rese note le motivazioni del provvedimento con cui il 3 gennaio scorso era stata rigettata l'istanza di scarcerazione di Veronica Panarello, la mamma di Lorys accusata del suo omicidio. Parole molto dure da parte dei giudici, ricordiamo che non è una sentenza di condanna
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Una “lucidissima assassina”. E’ quanto si legge nelle motivazioni – appena rese note - del provvedimento con cui il 3 gennaio scorso fu rigettata l’istanza di scarcerazione di Veronica Panarello, la giovane mamma accusata dell’omicidio del figlio, il piccolo Lorys Stival, trovato morto in un canalone nei pressi di un vecchio mulino nel Ragusano, il 29 novembre scorso.

 

La donna, si legge sul corriere.it che riporta le motivazioni del provvedimento, avrebbe mostrato “una capacità elaborativa di una pronta strategia manipolatoria” e una “insospettabile tenuta psicologica” che supportano “il giudizio di elevatissima capacità criminale”. Veronica Panarello, dunque, “con agghiacciante indifferenza, ha agito da lucidissima assassina manifestando una pronta reazione al delitto di cui si è resa responsabile” con la “volontà di organizzare l’apparente rapimento del figlio Loris”.

 

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Secondo i giudici, la Panariello avrebbe tenuto una “sconcertante glacialità nell’ordire la simulazione di un rapimento a scopo sessuale”, e una “impressionante determinazione nel liberarsi del cadavere del figlio, scaraventandolo nel canalone” per “lucidamente occultare le prove del crimine”.

 

La donna, dunque, per i giudici deve restare in carcere perché “è evidente il rischio di inquinamento probatorio di cui l’indagata potrebbe rendersi artefice”.

 

Inoltre secondo i giudici, ci sarebbe “il rischio di recidivanza” perché ha dimostrato “un’odiosissima crudeltà e assenza di pietà” nel delitto con “una totale incapacità di controllo della furia omicidiaria”.

 

“L’evidenza delle immagini nitide, che più volte sono state visionate dal collegio, conclama il mendacio della Panarello”, scrive il presidente “estensore” della quinta sezione del Tribunale del riesame di Catania, Maria Grazia Vagliasindi, nelle motivazioni.

 

Secondo i giudici, “la ricostruzione accusatoria è ulteriormente confermata dal fatto oggettivo che Loris, a scuola, la mattina del 29 non arriva mai e dal dato narrativo, inedito nelle primissime dichiarazioni di giorno 29, relativo all’illogico rientro a casa della donna per sbrigare faccende domestiche nonostante l’appuntamento al castello di Donnafugata fissato per le 09.30”.

 

Per il Tribunale, “l’indagata descrive percorsi illogici” e “mente spudoratamente per accreditare una normale quotidianità sconfessata dalle sue artificiose ricostruzioni”. E, si legge nelle motivazioni, “tutte le versioni della Panarello sono dense, così come rettamente dedotto dall’accusa, di incongruenze, menzogne e ricordi postumi”.

 

Perché l’avrebbe ucciso? Per una “rabbia incontenibile” legata “al fallimento del piano mattutino che evidentemente quel giorno non prevedeva l’ingombrante presenza del suo primogenito”. Lorys, insomma, quella mattina, secondo i giudici, avrebbe sconvolto i piani di Veronica, volendo rimanere con lei anziché andare a scuola, forse perché, ipotizzano i giudici, “incuriosito dal suo look esteticamente curato”, troppo per un corso di cucina a Donnafugata. L’assenza di prove sicure porta il Tribunale a ritenere che la donna “esasperata per il comportamento del figlio sia rientrata in casa per controllarlo e, in preda a un’incontenibile impulsiva furia aggressiva, abbia soppresso il bambino”, stringendogli al collo un cappio con le fascette che aveva a portata di mano e poi “legandogli i polsi nell’immediatezza del soffocamento, verosimilmente per simulare un omicidio a sfondo sessuale con sevizie, ad opere di un estraneo”.

 

La decisione dei giudici, che si erano riservate le motivazioni, è del 3 gennaio scorso. Durante l’udienza in Tribunale, a Catania, Veronica Panarello pianse quando venne proiettata l’immagine del figlio Lorys Andrea Stival, del cui omicidio è accusata.