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Papa Francesco: "Le domande più difficili che ho ricevuto sono quelle dei bambini"

papafrancescobambini
26 Febbraio 2016
Non quelle di professori agli esami. O quelle dei giornalisti. Le domande più difficili che sono state poste a Papa Francesco sono quelle dei bambini. "Perché rispondere alle domande di un bambino ti mette in difficoltà, perché il bambino ha qualcosa che guarda all’essenziale e fa domande dirette. "
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Che cosa c'è di più puro, candido, innocente, ma anche diretto e senza peli sulla lingua, della domanda di un bambino? Perché i bimbi ti stupiscono così, con richieste a bruciapelo.

 

Lo sa bene Papa Francesco, che ha risposto all'inizio della settimana per un'ora  ad una quindicina di bambine e bambini tra gli otto e i tredici anni che sono andati a trovarlo a Santa Marta.

 

Le domande più difficili non sono dei professori...

 

Come ha ammesso lui stesso: «Le domande più difficili che ho ricevuto non sono state fatte dai professori agli esami, ma sono le domande dei bambini. Perché rispondere alle domande di un bambino ti mette in difficoltà, perché il bambino ha qualcosa che guarda all’essenziale e fa domande dirette. Così i bambini fanno maturare gli adulti con le loro domande».

 

Come riporta oggi l’«Osservatore Romano» l'incontro di Francesco con i bimbi è avvenuto in occasione della presentazione del libro «Letterine a Papa Francesco», con le risposte del Papa ai bambini che gli scrivono ogni giorno.

 

A Clara, bimba irlandese che gli chiede che cosa gli piaccia di più dell'essere Papa, Bergoglio risponde: «Lo dicevo che i bambini fanno le domande più difficili… È essere con la gente, essere vicino alla gente mi piace tanto perché quando sei con un anziano, un bambino, una ragazza, un uomo grande, ognuno ti insegna qualcosa della vita e ti fa vivere la vita. E si crea il rapporto con la gente. Io quando sto con la gente imparo sempre qualcosa».

 

E ad Alexandra, bimba filippina che gli domanda il mestiere che gli sarebbe piaciuto fare se non fosse diventato Papa, Francesco risponde: il macellaio. E gli ritorna in mente quando era un bimbo e andava al mercato con la mamma o la nonna.

«Allora non c’era il supermarket. C’era il mercato nella strada che si chiamava “feria” e c’era il posto della verdura, della frutta, della carne. E a me piaceva vedere come il macellaio tagliava la carne, con quale arte!».

 

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