Parto

Parto, ecco come cambia la forma del cranio del feto (spoiler: wow!)

Di Valentina Murelli
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20 Maggio 2019
Sofisticate immagini 3D mostrano quanto è sorprendente la capacità di deformazione delle ossa del cranio del bebè durante le ultime fasi del travaglio
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Che il cranio del feto sia fatto apposta per sopportare lo stress meccanico del passaggio attraverso il canale del parto è ben noto. Non a caso, al momento del parto le ossa del cranio del bebè non sono ancora saldate tra loro – sono anzi separate da membrane fibrose chiamate fontanelle, e si uniranno gradualmente durante il primo anno di vita del bambino – e alla nascita la testa del piccolo presenta spesso una tipica forma “a cono”.

 

Ora, però, un'équipe francese è riuscita a catturare i dettagli di questo rimodellamento del cranio del bebè durante le ultime fasi del travaglio con una sofisticata tecnica di risonanza magnetica in 3D, svelando che la deformazione è molto più intensa di quanto abbiamo mai immaginato. A conferma che non tutto il lavoro “difficile” del parto spetta alla mamma, ma che anche il piccolino ci mette davvero del suo per arrivare finalmente alla luce.

 

Allo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista PLoS ONE, hanno partecipato 27 donne, sottoposte a risonanza magnetica 3D a 36-37 settimane di gravidanza. Sette di loro, inoltre, hanno acconsentito all'esecuzione dell'esame anche negli ultimi momenti del travaglio, tra il raggiungimento della dilatazione cervicale completa e l'inizio della fase espulsiva vera e propria (l'articolo spiega che sono bastati tre minuti per trasferire le partorienti dalla stanza con lo strumento per la risonanza alla sala parto).

 

Confrontando le immagini 3D del cranio dei bambini prima dell'inizio del travaglio e al termine di questa fase, i ricercatori hanno osservato un suo sorprendente rimodellamento, con parziale sovrapposizione di alcune delle ossa che lo costituiscono. In cinque dei sette bambini seguiti anche a fine parto il cranio è tornato rapidamente alle sue caratteristiche pre-parto, mentre in due piccoli le deformazioni sono risultate più persistenti. E ancora: dei tre bambini con il rimodellamento del cranio più consistente, due sono stati in finte partoriti con taglio cesareo, mentre il terzo ha mostrato alla nascita un indice di Apgar piuttosto basso (4), anche se dieci minuti dopo il parto era risalito a un punteggio pieno (10).

 

cranio neonato
| Ami et al., 2019

Sopra: cervello (a sinistra) e cranio (a destra) del feto prima del travaglio. Sotto: cervello e cranio dello stesso feto durante la fase terminale del travaglio.

 

Rimane tuttavia da chiarire quale potrebbe essere il reale significato clinico di queste osservazioni e se ci sia qualche effettivo rapporto di causa-effetto tra il grado di deformazione del cranio del bambino durante il parto e l'esito del parto stesso.

 

Ugualmente, rimane da chiarire se il massiccio stress al quale è sottoposto il cranio del feto durante il parto (come abbiamo detto, più intenso di quanto finora immaginato) possa essere responsabile di alcuni casi di emorragia cerebrale o della retina che possono verificarsi anche dopo un parto vaginale apparentemente normale. Ora l'obiettivo degli autori dello studio è raccogliere informazioni su un numero maggiore di parti, e mettere a punto simulazioni sempre più accurate di questo momento in grado di prevedere con maggiore accuratezza, per ogni coppia mamma-bambino, i rischi legati all'evento nascita.