Salute e benessere

Perché non bisogna fare pipì in piscina

Di Irma Levanti
piscinaaffollata
29 Marzo 2016 | Aggiornato il 28 Giugno 2018
L'acido urico contenuto nell'urina reagisce con il cloro presente nell'acqua della piscina, provocando la formazione di sostanze pericolose per la salute. Lo afferma uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Science & Technology.
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Inutile negarlo: sappiamo tutti che a chi frequenta la piscina, prima o poi una pipì in acqua scappa.

Troppo scomodo correre in bagno nel bel mezzo di un allenamento o di un gioco con gli amici. Lo ha detto anche il campione olimpico Michael Phelps, in un'intervista rilasciata al Wall Street Journal qualche anno fa: "Penso che lo facciano tutti, è una cosa normale per chi nuota. E comunque, il cloro presente nell'acqua della piscina disinfetta, quindi non c'è problema".

 

Le cose, però, non stanno esattamente così: secondo uno studio pubblicato su una rivista di scienza e tecnologia ambientale, infatti, qualche problema c'è. I ricercatori hanno scoperto che l'acido urico naturalmente contenuto nell'urina reagisce con il cloro presente nell'acqua della piscina. Questa reazione provoca la formazione di due sostanze - tricloroammina e cloruro di cianogeno - che possono essere pericolose per la salute.

 

In particolare: l'esposizione alla triclorammina può provocare problemi respiratori nel personale che lavora nelle piscine al coperto. Il cloruro di cianogeno, invece, sembra associato a conseguenze negative per cuore, polmoni e sistema nervoso centrale.

 

Secondo gli studiosi, che hanno trovato tracce di queste due sostanze in tutti i campioni di acqua di piscina analizzati in più di 10 anni di lavoro, ogni persona lascia in media da 30 a 80 millilitri di pipì ogni volta che frequenta una piscina. A questo punto, però, meglio pensarci due volte prima di farlo ancora. Correre fuori dall'acqua per far pipì può essere scomodo, ma è decisamente più salutare.