Studi sulla gravidanza

Preeclampsia: il possibile ruolo protettivo di una dieta materna ricca di fibre

Di Valentina Murelli
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15 Luglio 2019
Uno studio australiano mostra che la preeclampsia è associata ad alterazioni dello sviluppo immunitario del feto e sottolinea che, nei topi, queste alterazioni sono associate ai livelli di una sostanza derivante dal metabolismo di alimenti ricchi di fibre.
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C'è un motivo in più, se si aspetta un bambino, per preferire una dieta sana ed equilibrata molto ricca di fibre (come per esempio la dieta mediterranea): secondo i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communication da un gruppo di ricercatori australiani, infatti, è possibile che questo tipo di alimentazione riduca il rischio di sviluppare preeclampsia, una temibile complicazione della gravidanza per la quale al momento non esistono terapie specifiche.

L'unico intervento, possibile, infatti, è anticipare il parto se le condizioni per mamma o bambino diventano troppo pericolose, ma con la prospettiva dei possibili rischi connessi alla prematurità.

 

 

I dettagli dello studio

 

Il possibile collegamento con la dieta parte in realtà da lontano e cioè dall'osservazione, in un gruppo di donne incinte, di un'associazione tra la comparsa di preeclampsia e quella di alterazioni dello sviluppo immunitario del feto. In particolare, il gruppo di ricercatori guidato da Ralph Nanan, professore di pediatra all'Università di Sidney, ha osservato che i feti di mamme con preeclampsia hanno in media un timo un po' più piccolo di quelli di mamme senza questa condizione (le misurazioni sono state effettuate mediante ecografia).

Il timo è un organo fondamentale del sistema immunitario, deputato alla produzione di linfociti T, cellule importantissime per la lotta alle infezioni.

 

Non solo. Gli studiosi hanno anche osservato che i bimbi di mamme con preeclampsia producevano una quantità minore di un particolare tipo di linfociti T chiamati linfociti “regolatori”, coinvolti nello spegnimento della risposta immunitaria, rispetto ai bimbi nati da gravidanze senza complicazioni. Una differenza che risultava evidente anche a quattro anni di vita dei bambini e che sembra andare di pari passi con l'associazione – documentata da altri studi – tra sviluppo di allergie e malattie autoimmuni in bambini nati da madri che avevano sofferto di preeclampsia.

 

Nanan e colleghi, però, non si sono limitati a mettere in correlazione i dati che avevano raccolto dal loro campione di donne in gravidanza. Per saperne di più, si sono trasferiti in laboratorio, conducendo anche una serie di esperimenti con topolini, che rappresentano un buon modello di studio per il sistema immunitario umano.

 

Hanno dunque scoperto che, almeno negli animali, lo sviluppo fetale del timo e dei linfociti T regolatori è influenzato dai livelli di una sostanza chiamata acetato, un acido grasso a catena corta che viene prodotto dai batteri residenti nell'intestino, in particolare attraverso la fermentazione di alimenti ricchi di fibre. E che la somministrazione di acetato a topoline ottimizzava la produzione di linfociti T regolatori nei topolini neonati. Infine, tornando agli esseri umani, i ricercatori hanno osservato un'ulteriore associazione, tra preeclampsia e riduzione dei livelli di acetato nel sangue.

 

 

Ora, pur essendo sicuramente suggestiva, questa serie di indizi non costituisce una prova definitiva. Come si dice chiaramente in inglese "association is not causation", cioè non basta rilevare un'assocazione per concludere che tra due eventi ci sia un rapporto di causa-effetto. Però la strada aperta dalle osservazioni del gruppo di Nanan richiederà certo ulteriori indagini. Nel frattempo, mettere in tavola abbondante frutta e verdura non farà di certo male. E se queste osservazioni saranno confermate, farà addirittura meglio del previsto.