Bambine

Rapporto Save the Children: i Paesi dove è meglio nascere femmina

dovenascerebambina
12 Ottobre 2016
I Paesi peggiori dove essere una bambina sono quelli dell'Africa subsahariana:  Ciad, Repubblica Centrafricana, Mali, Somalia e Niger. Il migliore, invece, è la Svezia, mentre l'Italia è decima, prima di Spagna e Germania. E' il risultato della classifica fatta da Save the Children in base a cinque parametri: mortalità materna, tasso di gravidanze tra i 15 e i 19 anni, numero di spose minorenni, tasso di istruzione fino alle scuole medie, percentuale di parlamentari donne.
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In occasione della Giornata Internazionale delle bambine e delle ragazze, l’Organizzazione Save the Children ha presentato il rapporto “Every Last Girl: Free to live, free to learn, free from harm” con la classifica dei Paesi del mondo dove è più facile essere una bambina o una ragazza.

La graduatoria è stata fatta in base a cinque parametri: mortalità materna, tasso di gravidanze tra i 15 e i 19 anni, numero di spose minorenni, tasso di istruzione fino alle scuole medie, percentuale di parlamentari donne.

Il Niger è risultato essere il posto peggiore al mondo dove essere una bambina o una ragazza mentre la Svezia il migliore.
Altri due Paesi scandinavi, Finlandia e Norvegia, occupano rispettivamente il secondo e il terzo posto in classifica, mentre l’Italia si piazza in decima posizione, davanti a Spagna e Germania.

 

 In coda alla classifica, prima del Niger, troviamo altri Paesi africani: Ciad, Repubblica Centrafricana, Mali e Somalia, che si caratterizzano per numeri molto alti di spose bambine. 

 

 Non basta essere Paesi ricchi per risultare in cima alla classifica. E' il caso degli Stati Uniti che non vanno invece oltre la 32esima posizione, sotto Algeria e  Kazakistan, a causa delle molte gravidanze adolescenziali e del rischio di mortalità materna.


 Il nostro Paese presenta gli stessi risultati della Svezia per quanto riguarda il numero di figli per madri adolescenti (6 su 1.000) e tasso di mortalità materna (4 su 100.000 nascite), mentre ha una percentuale minore di donne che siedono in Parlamento (31% contro 44%).

 

Il problema delle spose bambine

Tra le principali barriere che impediscono alle bambine e alle ragazze di accedere a servizi e opportunità nella loro vita figurano i matrimoni precoci. Dal rapporto emerge che ogni sette secondi, nel mondo, una ragazza con meno di 15 anni si sposa, spesso con un uomo molto più grande di lei, a causa della povertà e di norme e pratiche sociali discriminatorie.

La comunità internazionale si è impegnata a mettere fine alla pratica dei matrimoni precoci entro il 2030, tuttavia se il numero di spose bambine nel mondo crescerà ai ritmi attuali nel 2030 avremo 950 milioni di donne sposate giovanissime e 1,2 miliardi nel 2050.

 

L’India è il Paese con il più alto numero di spose bambine, con il 47% delle ragazze, più di 24,5 milioni, sposate prima di aver compiuto i 18 anni. In India, del resto, così come in Afghanistan, Yemen e Somalia, sono numerosi i casi di spose bambine che hanno meno di 10 anni e che si legano a uomini molto più grandi di loro.

Dal rapporto emerge inoltre come le ragazze che vivono in famiglie povere abbiano molte più probabilità di sposarsi molto giovani rispetto alle proprie coetanee con alle spalle famiglie benestanti.

In Nigeria, per esempio, il 40% delle ragazze povere si sposa prima di aver compiuto i 15 anni, una percentuale che si abbassa al 3% per le ragazze più ricche.

 

Anche guerre e crisi umanitarie contribuiscono ad alimentare il fenomeno dei matrimoni precoci. Molte ragazze siriane vengono costrette dalle proprie famiglie a sposarsi in tenerissima età, nella convinzione che questo sia l’unico modo per metterle al riparo da violenze e stupri e per assicurare loro risorse e mezzi di sostentamento che spesso le stesse famiglie non sono più in grado di garantire. Tra le ragazze siriane rifugiate in Giordania, nel 2013, una su quattro di età compresa tra i 15 e i 17 anni risultava già sposata.

 

 “I matrimoni precoci rappresentano l’inizio di un ciclo di ostacoli e svantaggi che negano a bambine e ragazze i loro diritti fondamentali, tra cui i diritti alla salute e all’istruzione, e impediscono loro di vivere la propria infanzia, di realizzare i propri sogni e di costruirsi un futuro ricco di opportunità. Le bambine e le ragazze che si sposano troppo presto sono spesso costrette ad abbandonare la scuola e sono le prime a rischiare di subire violenze domestiche, abusi e stupri. Rischiano inoltre di incorrere in gravidanze precoci, con conseguenze molto gravi sulla loro salute e su quella dei loro bambini, e risultano particolarmente esposte al rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili come l’Hiv”  spiega Helle Thorning-Schmidt, Direttore Generale di Save the Children International.


La miglior garanzia per le bambine è l'istruzione. 

 “L’educazione riveste un ruolo centrale nella protezione di bambine e ragazze dalle conseguenze drammatiche dei matrimoni precoci. È quindi quanto mai necessario che governi e donatori rafforzino il proprio impegno per offrire a bambine e ragazze un futuro ricco di opportunità e per mettere fine a matrimoni precoci e alle discriminazioni nei loro confronti”, afferma ancora Helle Thorning-Schmidt.

 

Il caso Ruanda e del Nepal


Il Ruanda che grazie a leggi illuminate ha la più alta percentuale di parlamentari al mondo (il 64%) e ha fatto grandi passi nel prevenire le gravidanze adolescenziali e il fenomeno delle spose bambine: è al 49° posto della classifica di Save the Children, contro il 107° e 118° (rispettivamente) dei vicini Burundi e Tanzania.

Mentre il Nepal che pure ha un basso reddito pro-capite riesce a far studiare l’86% delle bambine, una percentuale simile a quella della più ricca Spagna. A fare la differenza sono le scelte dei governi.