Salute gravidanza

Rosolia: una donna su tre non sa se è immune

Di Valentina Murelli
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12 Settembre 2016
La rosolia può essere molto pericolosa in gravidanza: per questo, se non la si è contratta in passato e non si è state vaccinate, conviene vaccinarsi prima di mettersi alla ricerca di un figlio. Secondo gli ultimi dati dell'Istituto superiore di sanità, però, è ancora scarsa la consapevolezza delle donne sul loro livello di protezione contro la malattia.
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Una donna in età fertile su tre, in Italia, non sa se è protetta o meno contro la rosolia.

Eppure, si tratta di un'informazione molto importante sul proprio stato di salute, perché in assenza di protezione, basta vaccinarsi per programmare una gravidanza con serenità.

 

A scattare la fotografia di questa scarsa consapevolezza delle donne italiane rispetto alla propria "situazione rosolia" sono i dati del monitoraggio sulla vaccinazione antirosolia dell'Istituto superiore di sanità (ISS), riferiti al periodo 2012-2015.

 

Il punto è che, per la donna in gravidanza, la rosolia è una malattia temibile. Per quanto innocua al di fuori dei nove mesi d'attesa, se contratta in questo periodo diventa devastante, perché può provocare conseguenze molto gravi al feto, dall'aborto spontaneo alla morte intrauterina a una serie di malformazioni che riguardano vari organi (occhi, orecchio, cuore, cervello) e nel complesso vanno sotto il nome di sindrome della rosolia congenita.

 

Per fortuna, se si è già avuta la rosolia prima della gravidanza - oppure si è state vaccinate contro questa malattia - non ci sono problemi, perché in entrambi i casi l'immunità diventa permanente ed eventuali re-infezioni successive risultano innocue.

In realtà, secondo i dati ISS, non sarebbero molte le donne in età fertile sicuramente suscettibili al virus, perché non vaccinate o perché non l'hanno contratto in passato: circa il 2%. Per loro, però, sapere come stanno le cose è fondamentale, e per farlo basta un semplice esame del sangue, il Rubeo-test. Se la protezione non c'è si può correre subito ai ripari, prima di pensare a un bambino: basta una vaccinazione. E dopo il vaccino, basta aspettare un mese prima di cercare un concepimento.

 

Altri dati del monitoraggio


L'indagine ha valutato la copertura vaccinale contro la rosolia e, come sempre in questi casi, quella che emerge è una situazione a macchia di leopardo. Le donne che dichiarano di essere vaccinate, infatti, sono il 41% del totale, ma con valori che variano dal 21% della Valle d'Aosta al 65% del Veneto.

 

Come già monitoraggi precedenti, anche questo conferma che la percentuale di donne vaccinate è significativamente maggiore tra le più giovani: 57% nella classe di età 18-24 anni (grazie al recupero straordinario ottenuto con il Piano di eliminazione con l'offerta della vaccinazione nell'adolescenza); 44% tra le 25-34enni e 34% tra le 35-49enni.

 

Inoltre, le vaccinate sono significativamente più frequenti tra le donne con alto livello di istruzione (43%), senza difficoltà economiche (45%) e con cittadinanza italiana (41% contro il 24% fra le donne straniere).

 

La vaccinazione contro la rosolia è inserita nel calendario vaccinale, come vaccinazione trivalente con morbillo e parotite, e prevede attualmente una prima dose verso i 12-15 mesi di età, e un richiamo verso i 5-6 anni.