Povertà

Save The Children, allarme Italia: un bambino su tre è a rischio povertà

Di Niccolò De Rosa
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17 Novembre 2016
Il settimo Atlante di Save The Children sulle condizioni dei minori italiani descrive un quadro preoccupante: si moltiplicano le situazioni di povertà e la scuola non riesce più ad essere un ascensore sociale per gli strati più bassi del Paese. Crisi economica e mancanza di investimenti nel welfare le ragioni di tale situazione
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Lo stretto legame che lega carenze educative, indigenza e scarse prospettive per il futuro è stato ribadito ancora una volta dal 7°Atlante dell’Infanzia (a rischio) “Bambini, Supereroi” di Save the Children  l’ONG internazionale dedicata che dal 1919 si impegna per salvare i bambini in pericolo e a promuoverne i diritti.

 

L'Atlante, pubblicato con la Treccani e l'ausilio dei dati Eurosat, riporta all'attenzione pubblica il problema della povertà e degli scarsi investimenti che il nostro Paese sta approntando per risolvere la situazione.

 

I NUMERI DELLA CRISI

L'Italia che ci descrive l'Atlante è il Paese in cui quasi 1 bambino su 3 è a rischio povertà ed esclusione sociale, mentre i figli di 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo d’inverno perché i loro genitori non possono permettersi di riscaldare adeguatamente la casa e, quand'anche il calore domestico fosse sufficiente, un minore su quattro vive comunque in appartamenti umidi e pieni di muffa.

 

I numeri Eurostat ci dicono che oltre un decimo dei piccoli italiani abita in locali non sufficientemente luminosi, che 1 bambino su 20 non possiede giochi a casa o da usare all’aria aperta, mentre più di 1 su 10 non può permettersi di praticare sport o frequentare corsi extrascolastici.

 

È chiaro quindi che anche laddove si riesca a sbarcare il lunario, in molti casi non ci sono vestiti per coprirsi dal freddo, pasti adeguatamente nutrienti o possibilità di partecipare alla vita sociale dei propri coetanei; in pratica non sussistono le condizioni per permettere agli adulti di domani un futuro più roseo.

Tale dato di fatto è confermato anche dal tasso di giovani che tra i 18 e i 24 anni abbandonano gli studi "accontentandosi" della licenza media (il 14,7%del totale) e dall'elevata percentuale di studenti che, all'età di 15 anni non raggiungono le minime competenze matematiche (uno su quattro) e di lettura (uno su cinque).

 

Ecco inoltre il dato che dimostra l'incidenza dell'istruzione sul futuro socio-economico dei soggetti: 6 bambini e ragazzi su 10 i cui genitori hanno un titolo di studio basso sono a rischio di povertà ed esclusione sociale.

 

POCHE NASCITE E POCHI MINORI

A ribadire che l'Italia non sia un paese per piccoli, ci pensa poi il record negativo del 2015 che fin dall'Unità non aveva mai registrato un numero così esiguo di nascite: 485.780.

Il tasso di natalità, 8 nati ogni 1.000 residenti nel 2015, si sta abbassando di anno in anno dal 2008, e anche i minorenni sono sempre meno, con il loro peso specifico sul totale della popolazione che è sceso dal 17% del 2009 al 16,5% attuale (poco più di 10 milioni di bambini e ragazzi da 0 a 17 anni)

 

POCHI INVESTIMENTI

 Pur essendo una delle Nazioni maggiormente industrializzate del Vecchio Continente, l'Italia presenta livelli di povertà minorili superiori alla media europea: quasi 1 minore di 17 anni su tre (32,1%) è a rischio di povertà ed esclusione sociale in Italia, ben 4 punti e mezzo sopra la media europea che si ferma invece a 27,7%. «Olanda e Germania - riporta l'Atlante - grazie a un sistema di welfare efficace, riescono ad esempio a contenere tale rischio sotto la soglia del 20%»

 

Ciò che preoccupa di più gli autori dello studio è però la mancanza di investimenti e politiche efficaci per invertire la tendenza. Secondo i dati aggiornati Eurostat sulla spesa sociale in Europa per il 2013, il Bel Paese «destina una quota di spesa sociale destinata a infanzia e famiglie pari alla metà della media europea (4,1% rispetto all’8,5%), mentre i fondi destinati a superare l’esclusione sociale sono pari appena allo 0,7%, contro una media europea dell’1,9%». Solo Grecia e Romania fanno peggio.

 

 «Perché gli investimenti pubblici e privati si rivelino efficaci e facciano realmente la differenza è fondamentale che il loro utilizzo venga inserito in un quadro strategico, senza sovrapposizioni, interventi spot, sprechi e compartimenti stagni con una reale attenzione alla valutazione di impatto – afferma Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children -Speriamo che il fondo per il contrasto alla povertà educativa, recentemente attivato dalle fondazioni di origine bancaria, dal governo, con il coinvolgimento del terzo settore e delle scuole, possa essere una occasione concreta per ripensare e dare slancio a tutte le politiche per l’infanzia e l’adolescenza»

 

FONTE: Save The Children, Eurostat