Scuola

Scuola, i bimbi poveri hanno 7 volte meno probabilità di terminarla

Di Sara De Giorgi
bimbiscuola
19 Settembre 2019
Secondo l'ultimo rapporto realizzato dall'organizzazione Oxfam, i bambini di tutto il mondo nati in famiglie povere hanno, in media, 7 volte meno probabilità di finire la scuola rispetto ai loro coetanei nati in famiglie ricche o benestanti. E in Italia cresce la dispersione scolastica e si investe pochissimo in istruzione.
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Purtroppo i bambini nati in famiglie povere hanno, in media, 7 volte meno probabilità di finire la scuola rispetto ai loro coetanei nati in famiglie ricche o benestanti. Lo sostiene l'organizzazione Oxfam in un nuovo rapporto, che indaga le disparità nell'accesso alle opportunità formative in tutto il mondo.

 

Secondo il rapporto, questa disparità non risparmia neppure chi è nato nei paesi più ricchi, dove solo il 75% dei ragazzi nati in famiglie con reddito basso finisce le superiori contro il 90% dei figli delle famiglie più ricche.

 

Questa situazione non felice, in tutti i paesi e in particolare in quelli in via di sviluppo, è strettamente correlata a investimenti inadeguati nell’istruzione pubblica e gratuita. Basti citare il caso del Pakistan, ossia uno dei paesi più disuguali al mondo e con livelli bassissimi in spesa pubblica per l’istruzione, dove oltre 24 milioni di bambini non vanno a scuola.

 

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La situazione in Italia: l'abbandono precoce degli studi

 

Anche in Italia il tasso di dispersione scolastica ha ripreso a crescere dopo anni di riduzione. In base agli ultimi dati l’abbandono precoce degli studi in Italia è aumentato nell’anno scolastico 2017/2018: il 14,5% dei ragazzi tra 15 e i 24 anni è risultato in possesso della sola licenza media. Il nostro Paese è il quarto per abbandoni precoci in Europa, dopo Malta, Spagna e Romania, ben al di sopra della media europea del 10%.

 

Inoltre, l’Italia è da alcuni anni un paese con uno dei più bassi investimenti in istruzione in rapporto al PIL.

 

Oxfam ha lanciato un appello al nuovo Governo perché vi sia una decisa inversione di marcia. Areta Sobieraj, responsabile dell'ufficio educazione di Oxfam Italia, ha affermato: "I governi mettono a repentaglio il futuro dei bambini di tutto il mondo non investendo in un'istruzione pubblica di qualità gratuita. Ogni bambino dovrebbe avere le stesse possibilità di realizzare il proprio potenziale, non solo chi ha genitori che possono permettersi di pagare".

 

E poi ancora: "Tantissimi ragazzi e ragazze partono svantaggiati nei paesi poveri perché devono fare i conti con la malnutrizione cronica, che pregiudica il loro sviluppo e la loro capacità di studiare, mentre la spesa pubblica per l'istruzione si concentra nelle aree ricche a discapito di quelle povere, dove le scuole sono sovraffollate, prive di insegnanti qualificati, libri scolastici e anche semplicemente di servizi igienici".

 

"L'investimento in istruzione pubblica di qualità ha dimostrato invece di essere la leva più efficace per ridurre le disuguaglianze e costruire società più eque che sfruttano al massimo i talenti e il potenziale di tutti i bambini".

 

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