Cronaca dall'Italia

Shoah party: una mamma denuncia video violenti scambiati in chat tra ragazzini

Di Sara De Giorgi
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17 ottobre 2019
Sono stati scoperti video terrificanti, di una violenza indicibile e a sfondo nazista, islamista e pedopornografico, scambiati tra ragazzini (la maggior parte minorenni) su un gruppo whatsapp denominato "The Shoah Party". I carabinieri hanno identificato venticinque persone, minorenni e maggiorenni, in tutta Italia.

“Mi è crollato il mondo addosso. Ero sconvolta dai video pedopornografici che ho trovato sul telefonino di mio figlio tredicenne“.

 

E' quanto spiega una mamma che, come racconta a La Stampa, aveva scoperto la chat di Whatsapp del figlio, chiamata “The shoah party“. E che ha sporto denuncia.

 

Facendo emergere un modo sommerso: alcuni ragazzini italiani, di 13 anni o di solo qualche anno in più, si mandavano su whatsapp dei video di una violenza assurda a sfondo nazista, islamista e addirittura pedopornografico. Era stato dato al gruppo whatsapp anche un nome terribile: “the Shoah party”.

 

I carabinieri del nucleo investigativo del Comando provinciale hanno eseguito 25 perquisizioni. Tra queste 19 erano a carico di minorenni e 6 a carico di maggiorenni. Le perquisizioni sono state eseguite ieri notte in ben tredici Provincie d’Italia.

 

Ma come si può arrivare a tanto?
Abbiamo intervistato lo psicologo psicoterapeuta Matteo Lancini, presidente della Fondazione Minotauro, che ci ha spiegato che se è possibile che dei ragazzini arrivino a tanto, è a causa del sistema di valori errato che connota la società contemporanea.
 

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Sui sei 13enni coinvolti non è stato possibile procedere, essendo per l'età non imputabili per la legge italiana. Sono venticinque anche gli indagati per razzismo. Otto ragazzini sono stati identificati tra Torino e Rivoli, nella quale vivevano i due amministratori del gruppo.

 

Tutti i ragazzini identificati appartengono a famiglie per bene, completamente all'oscuro dei video. L’allarme è partito da Siena, subito dopo la denuncia di una madre che aveva scoperto i video sul telefono del figlio. Pare che molti ragazzini siano entrati e usciti dal gruppo whatsapp nel tempo, ma che nessuno abbia mai denunciato. In base a quanto affermato dagli investigatori, per i ragazzini era una prova di maturità guardare i video terrificanti.

 

Dopo vari mesi di ricerche si è riusciti a risalire agli amministratori del gruppo, cioè a coloro che lo hanno creato, minorenni e maggiorenni, principalmente di Rivoli. Infine, è stata ricostruita una accurata informativa di reato che è poi passati ai magistrati.

 

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