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Gioco d'azzardo

Slot machine, solitudine ed esclusione sociale spingono a giocare di più

Di Sara De Giorgi
slotmachine

08 Agosto 2018
La solitudine può essere un fattore di rischio per lo sviluppo del gioco d’azzardo patologico. Infatti, secondo una ricerca recente, l'isolamento e l'emarginazione dalla società portano a creare "relazioni parasociali", che possono svilupparsi anche con con oggetti inanimati, come, ad esempio, le slot machine. A rischio soprattutto anziani, disoccupati e stranieri.

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L’esclusione dagli altri o l'emarginazione dalla società può essere un fattore di rischio per lo sviluppo del gioco d’azzardo patologico: sono a rischio soprattutto anziani, disoccupati e stranieri.

 

A sostenerlo sono alcuni ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, che hanno pubblicato i risultati della ricerca sulla rivista "Journal of Gambling Studies".

 

Secondo gli studiosi l'isolamento porta alla creazione di relazioni parasociali, che simulano le relazioni fra esseri umani per compensare la mancanza di interazioni con le persone. Tali relazioni parasociali possono svilupparsi anche con con oggetti inanimati, come, ad esempio, le slot machine.

 

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I ricercatori, mediante due studi sperimentali, hanno invitato i partecipanti a giocare con una slot machine on-line, cercando di capire se l’esclusione sociale e l’antropomorfizzazione della macchina influenzassero il numero di giocate nei due campioni di persone che abitualmente non giocano. E, grazie all'approccio sperimentale inedito della ricerca, è stato dimostrato come l’esclusione sociale costituisca effettivamente un fattore di rischio per lo sviluppo del gioco d’azzardo patologico.

 

Dati i risultati della ricerca, secondo gli psicologi è importante promuovere interventi di inclusione che mirano a ridurre l’effetto di "tassa regressiva" (che pesa sulle fasce più povere ed emarginate) di questa forma di gioco d’azzardo ed è fondamentale cercare di ridurre la tendenza delle persone ad attribuire qualità tipiche della mente umana a macchine governate da algoritmi matematici.

 

Luca Pancani, ricercatore in Psicologia all’Università di Milano-Bicocca, ha affermato: «L’emarginazione resta un problema grave nel nostro Paese: l’Italia detiene il record europeo di slot machine pro-capite, una ogni 143 abitanti, e le caratteristiche estetiche di queste macchine sono già orientate ad indurre una loro maggiore antropomorfizzazione».

 

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