Intenet

Su Internet un utente su tre è un bambino

Di Niccolò De Rosa
buonipropositi13
09 Febbraio 2017
In occasione del Safer Internet Day l'Unicef ha reso noto un sondaggio che dimostra ancora una volta il forte impatto del web sulla vita dei minori. Più della metà degli adolescenti già pensa che la rete sia un posto pieno di rischi
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Per il Safer Internet Day 2017 l'Unicef ha reso noti i dati di un sondaggio globale riguardante il rapporto tra Internet e minori.

 

La ricerca commenta la massiccia presenza di giovani e giovanissimi sul web: nel mondo un utente di Internet su tre è un bambino.

 

I giovani sono consapevoli dei pericoli della Rete?

Le nuove generazioni perennemente connesse imparano subito ad accedere al vasto mondo virtuale, ma non è detto che sappiano usarlo correttamete, tanto che oltre la metà (53%) degli adolescenti nel mondo crede fermamente che i bambini e gli adolescenti corrano il rischio di essere vittime di abusi sessuali o di essere sfruttati attraverso il web. Un altro 27%, pur senza la stessa convinzione, si trova abbastanza d’accordo.

 

Il sondaggio rivela poi che più della metà dei ragazzi intervistati pensano che i loro amici siano entrati in contatto con situazioni rischiose online, ma 9 adolescenti su 10 credono comunque di poter evitare i pericoli del web. E se invece il pericolo si concretizza? Si chiede aiuto ad un coetaneo e molto meno frequentemente a un genitore o un adulto. Dato interessante, soprattutto perché nell'ambito dello stesso sondaggio meno della metà degli intervistati si è mostrata convinta di poter aiutare un amico ad affrontare un pericolo sul web.

La ricerca si conclude evidenziando quanto Internet ricorpra un ruolo fondamentale nella socialità delle nuove generazioni: il 59% degli adolescenti crede che incontrare nuove persone online sia abbastanza (o molto) importante e ben il 90% pensa che socializzare e comunicare con i propri amici online sia altrettanto importante. 

 

Un problema dei Paesi più sviluppati?

La credenza secondo la quale Internet sarebbe uno strumento maggiormente ad appannaggio dei Paesi ad alto reddito, e che dunque i bimbi delle nazioni più ricche siano maggiormente vulnerabili allo sfruttamento e agli abusi sul web non è più vera, vista la rapida espansione di un accesso alla rete Internet in Paesi a medio e basso reddito attraverso tecnologie mobili.

«Per esempio - riporta il comunicato Unicef - alcuni bambini provenienti da comunità molto povere, come dalle Filippine, dal Madagascar, da El Salvador e dal Brasile, sono stati presi di mira da criminali adulti attraverso piattaforme online».

 

FONTE: Unicef