Interventi

Tonsille e adenoidi: i (possibili) rischi a lungo termine dell’operazione

Di Valentina Murelli
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08 Giugno 2018
Uno studio danese conclude che i bambini sottoposti a interventi sono più a rischio dei coetanei non operati di sviluppare più avanti malattie respiratorie, infettive o allergiche. I dettagli di questa associazione sono però ancora tutti da chiarire.
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I bambini sottoposti a rimozione delle tonsille e delle adenoidi mostrano un rischio più elevato di andare incontro, a lungo termine, a malattie respiratorie, allergiche o infettive

. Lo dicono i risultati di un ampio studio danese appena pubblicato su una rivista specialistica del gruppo Jama, Journal of American Medical Association.

 

Attenzione: non significa che d’ora in avanti l’intervento diventa sconsigliato, anche perché i dettagli di questa associazione devono ancora essere chiariti e il risultato eventualmente confermato da altri studi. Significa però che i medici che lo prendono in considerazione dovrebbero tenere conto anche di questo elemento nel bilanciamento di rischi e benefici che va comunque fatto, come per ogni intervento.

 

I dettagli dello studio


I ricercatori hanno preso in considerazione i dati clinici contenuti nei registri sanitari di circa 1,2 milioni di bambini nati in Danimarca tra il 1979 e il 1999, circa 60 mila dei quali erano stati sottoposti a interventi di asportazione delle tonsille, delle adenoidi o di entrambe.

 

Il loro stato di salute è stato seguito fino al 2009, dunque in alcuni casi per una decina d’anni, in altri fino a 30 anni dopo la nascita.

 

L’analisi dei dati ha permesso di scoprire che, rispetto ai bambini non operati, quelli sottoposti a intervento mostravano un rischio più elevato di ammalarsi, nel periodo osservato, di malattie del tratto respiratorio superiore come l’asma, oppure di malattie infettive (influenza, polmonite) o allergiche (congiuntivite, dermatite atopica).

 

In alcuni casi l’aumento del rischio era anche di due o tre volte superiore rispetto agli altri bambini: in termini numerici, questo significa molti casi in più per condizioni piuttosto diffuse, ma pochi casi in più per condizioni rare come la malattia polmonare ostruttiva cronica.

 

Dal punto di vista biologico, l’associazione osservata è giustificata dal fatto che tonsille e adenoidi sono parte del sistema linfatico e svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo del sistema immunitario del bambino, e nella sua capacità di riconoscere e attaccare microbi estranei e potenzialmente pericolosi.

 

Resta comunque il fatto che “associazione” non significa “causa”: non sappiamo cioè se sia l’intervento stesso a provocare l’aumento del rischio delle malattie citate, o se entrino in gioco altri fattori. In ogni caso, gli autori dello studio ritengono che ce ne sia abbastnaza per consigliare ai medici di tenere in considerazione anche questi possibili rischi nel momento in cui devono decidere se consigliare o meno ai genitori di un bambino l’asportazione delle sue tonsille e adenoidi.

 

Il commento


Una certa cautela nell’interpretazione dei risultati la mostra anche l’otorino Richard Rosenfeld, del Downstate Meddical Center di New York, al quale è stato affidato un editoriale di commento allo studio.

 

Pur riconoscendo la grande importanza e accuratezza del lavoro svolto, il primo a stimare i rischi a lungo termine di questo tipo di interventi, Rosenfeld ne mette in luce anche  i limiti. Tra questi, in particolare il fatto che non è stata del tutto esclusa la possibilità che potrebbero esistere fattori indipendenti in grado di spiegare, per alcuni bambini, sia il maggior ricorso a interventi sia il maggior rischio di sviluppare alcune malattie: per esempio, l'esposizione al fumo di sigaretta o il consumo di antibiotici nella prima infanzia.

 

Anche secondo Rosenfeld, comunque, a questo punto i medici dovrebbero spiegare alle famiglie alle quali è stata proposta asportazione di tonsille o adenoidi che questi interventi potrebbero comportare un lieve aumento del rischio di alcune malattie più avanti. Ricordando però che quanto si sa al momento su questo argomento viene da un unico studio con alcuni limiti significativi.