Tragedia di Corinaldo

Tragedia di Corinaldo: che cosa sappiamo

Di Niccolò De Rosa
carabinieri
10 Dicembre 2018
Sei vite spezzate e sei ancora in bilico. È questo il tragico bilancio del disastro avvenuto nella discoteca marchigiana dove si sarebbe dovuto esibire il trapper Sfera Ebbasta. Le indagini sono tutt'ora in corso ma troppi punti oscuri fanno pensare che probabilmente la tragedia poteva essere evitata
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Sono passati ormai due giorni dai tragici avvenimenti della discoteca di Corinaldo, ma nonostante i progressi e le testimonianze raccolte, i fatti sono ancora tutti da chiarire.

 

Cos'è successo?

La sera tra il 7 e l'8 dicembre alla Lanterna Azzurra di Corinaldo (in provincia di Ancona), un gran numero di fan del trapper Sfera Ebbasta è in attesa dell'arrivo del cantante. Molti sono davvero giovani, anche 11-12 anni, e tra la folla c'è anche qualche genitore assonnato che sta accompagnando il figlio appassionato di Rap.

 

 

A mezzanotte inoltrata però, improvvisamente si diffonde nella sala affollata una nube urticante che spinge centinaia dei presenti ad accalcarsi verso l'uscita per cercare un po' d'aria.

La massa preme, si spintona per poter tornare a respirare con agio e alla fine la troppa pressione fa cedere una delle balaustre all'esterno della discoteca.

 

Decine di ragazzi finiscono in un fosso poco profondo, ma la calca è tale che in parecchi rimangono schiacciati sotto il peso di tutti quei corpi.

 

 

La caduta risulta fatale per cinque ragazzi - Asia Nasoni, Daniele Pongetti, Emma Fabini, Benedetta Vitali e Mattia Orlandi - e una madre, Eleonora Gerolimini, che si era recata al concerto per accompagnare la figlia.

A questi si aggiungono oltre cento feriti, sette dei quali in condizioni gravissime.

 

Per fortuna una ragazza di 15 anni ieri - 9 dicembre  - si è risvegliata dal coma e oggi altri quattro feriti hanno ricominciato a respirare autonomamente.

 

Com'è potuto succedere?

Stando alle prime ricostruzioni, a scatenare la reazione della folla sarebbe stato uno spray al peperoncino, spruzzato in aria per uno scherzo idiota o, forse, per provare a derubare qualche ragazzino accecato dalla nube urticante.

 

La caccia al colpevole del gesto sconsiderato però non è l'unica preoccupazione delle Forze dell'Ordine (e dell'opinione pubblica).

 

Secondo le testimonianze raccolte, infatti, il locale avrebbe ospitato molta più gente rispetto a quanto la sala del locale potesse effettivamente contenere. Ciò avrebbe peggiorato il deflusso della folla in uscita dalla stanza.

 

Indagini in corso

Nonostante le voci e le ipotesi dei media però, gli inquirenti non hanno ancora fornito indicazioni certe sulla causa scatenante.

 

Il comandante provinciale dei carabinieri Cristian Carrozza ha infatti spiegato come nessuna pista sia ancora da escludere. Gli effetti dello spray al peperoncino potrebbero essere stati confusi con quelli causati da un guasto alla macchina del fumo bianco - che in eventi simili viene utilizzata per creare la classica nebbiolina intorno al palco - o da un fumogeno, citato in diverse versioni da alcuni testimoni.

 

Al momento comunque c'è un fermo e un sospettato: si tratta di un ragazzo di sedici anni il cui unico capo d'accusa però al momento è legato solo al possesso di alcune sostanze stupefacenti rinvenute nella sua abitazione. Nessun video o prova diretta per ora lo collegano all'utilizzo dello spray.

 

Solamente il confronto con le impronte digitali rinvenute su una bomboletta ritrovata nel locale potranno fornirci informazioni più chiare.

 

Le responsabilità del locale

Molto confusa anche la questione riguardante le effettive responsabilità dei gestori della discoteca

 

Inizialmente girava la voce che voleva fossero stati venduti addirittura 1.400 biglietti venduti, ma tale informazione è state smentita direttamente dal Corpo dei Carabinieri.

 

«Sono 680 i biglietti venduti e quasi 500 quelli staccati - ha precisato il comandante Cristian Carrozza - La capienza della sala del concerto è di 459 persone, due le sale aperte al piano terra, mentre quella interrata non era fruibile. La cifra diffusa ieri di circa 1.400 biglietti si basava sui numeri delle matrici».

 

Il locale quindi era sovraffollato, ma non nelle proporzioni paventate nelle ore immediatamente successive all'accaduto.

 

In merito alla questione, uno dei tre gestori ha voluto fornire la propria versione dei fatti:

 

«Non c'erano 1400 persone come dicono tutti. Assolutamente. Secondo me non arrivavano a mille, anzi calcolando quelli che erano fuori a fumare, dentro ce n'erano poco più di 800 - si è difeso Marco Cecchini in un'intervista al QN - È un locale che ha contenuto molta più gente. Era sicurissimo. Tra l'altro ho consegnato ai carabinieri i blocchetti dei biglietti venduti e quelli invenduti».

 

Ma non tutti sono entrati con un biglietto stampato appositamente per il concerto. Stando ad alcuni genitori raggiunti dai giornalisti, qualcuno avrebbe ottenuto l'accesso al locale semplicemente prenotando un tavolo per la discoteca.

 

Su quest'aspetto e sul rispetto delle norme di sicurezza della struttura ospitante - all'inizio si parlava addirittura di uscite di sicurezza sbarrate, ma lo stesso Ministro dell'Interno Matto Salvini ha quasi subito negato la fondatezza di simili voci - si sta ancora indagando approfonditamente.

 

Un non-concerto

 

Ad alimentare dubbi e rabbia però è l'organizzazione dell'intera serata.

 

Naturalmente senza il gesto di qualche cretino - se davvero è andata così - nulla di così grave sarebbe accaduto, ma l'accostamento di tante piccole "stranezze" ha reso l'intera vicenda davvero inquietante, soprattutto perché chi frequenta i locali notturni sa che quello di Corinaldo non è un episodio isolato.

 

Il Live di Sfera infatti sarebbe dovuto iniziare alle 22.00, ma a mezzanotte il trapper era ancora a Rimini - a più di un'ora d'auto  - a cantare sul palco dell'Altromondo. Nel migliore dei casi sarebbe arrivato per le due del mattino, con ben quattro ore di ritardo.

 

Come mai questo ritardo facilmente pronosticabile non è stato comunicato in alcun modo? E perché nessuno ha specificato che l'esibizione sarebbe stata più un dj-set con comparsata di Sfera, che un vero concerto?

 

Di sicuro - come conferma lo staff di sfera in un pezzo riportato da Repubblica - non è la prima volta che un cantante si trova a dover presenziare a due eventi diversi nel corso della stessa serata.

 

La magistratura farà il suo corso, ma intanto - senza lasciarci andare ad isterismi - possiamo iniziare a porci qualche domanda sul modo in cui vengono organizzati i luoghi di divertimento dei nostri figli.

 

Fonti: Fatto Qutidiano, Repubblica, Il Messaggero, Corriere della Sera