Alzheimer

Un maggior numero di figli diminusice il rischio d'Alzheimer?

Di Niccolò De Rosa
alzheimer
16 Agosto 2018
Stando ad uno studio americano la storia riproduttiva della donna può influire sul suo declino cognitivo da anziana
Facebook Twitter More

Secondo uno studio riportato il mese scorso dall’Alzheimer's Association International Conference (AAIC)  di Chicago, il numero di figlio (o di aborti) avuti da una donna nel corso della sua vita potrebbe influire sensibilmente sul rischio di incorrere nel mordo di Alzheimer una volta raggiunta la terza età.

 

Il dato è stato estratto all'interno di una ricerca epidemiologica più ampia che, tra le altre cose, ha anche evidenziato come negli Stati Uniti, quasi i due terzi di persone affette da declino cognitivo legato all'Alzheimer siano donne  (3,4 milioni su un totale di 5,5 milioni).

 

Il motivo potrebbe essere legato in qualche modo a particolari cambiamenti biologici o esperienze "segnanti".

 

Lo studio e i dati

 

Il gruppo di ricerca - coordinato dalla Dott.ssa Rachel Whitmer, docente di salute pubblica dell'Università della California a Davis - è giunto a simili conclusioni analizzando gli "storici" auto-riportati sulla salute riproduttiva e le diagnosi di demenza per quasi 15.000 donne di mezz'età negli States in un arco temporale che va dagli anni '60 e '70 fino al 2017.

 

 

Si è così potuto appurare che le donne con tre o più figli hanno in media un rischio di demenza più basso del 12% rispetto a quelle con un solo bimbo.

 

Il rischio di contrarre il morbo di Alzheimer, inoltre, sembra inoltre aumentare del 9% per ogni aborto spontaneo dichiarato dai soggetti presi in esame e che sia superiore del 31% per le donne che hanno avuto il menarca dai 16 anni, rispetto a quelle che hanno affermato di aver avuto il loro primo ciclo mestruale all’età di 13 anni.

 

Anche la menopausa sembra giocare un ruolo in quest'ottica: le donne entrate nella fase della menopausa naturale fino all’età di 45 anni sembrano infatti avere il 28% di rischio in più rispetto a coloro che l’hanno avuta più avanti con l'età.