Allattamento

Gli Usa contro l'allattamento al seno

Di Valentina Murelli
allattarealsenoinpubblicoalondra7
13 Luglio 2018
Gli Stati Uniti di Trump avrebbero tentato di bloccare una risoluzione per la promozione dell'allattamento materno dell'Assemblea mondiale della sanità. Secondo vari commentatori, si sarebbe trattato di una manovra a difesa delle lobby di latte artificiale
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Avrebbe dovuto essere una riunione quasi di routine, senza intoppi o colpi di scena, l'ultima riunione dell'Assemblea mondiale della sanità, braccio operativo dell'Organizzazione mondiale della sanità, in programma lo scorso maggio a Ginevra. E invece la seduta, che riunisce rappresentanti di 193 paesi, si è trasformata in un braccio di ferro diplomatico, con gli Stati Uniti che hanno dato battaglia per modificare o bloccare una risoluzione relativa alla promozione dell'allattamento al seno.

 

Lo ha reso noto un articolo pubblicato nei giorni scorsi dal New York Times ripreso dalla stampa di tutto il mondo, anche se già un mese fa ne aveva parlato News Deeply.

 

Dopo aver ricordato l'importanza fondamentale dell'allattamento al seno per la salute di bambini e mamme e la preoccupazione per tassi di allattamento ritenuti in generale troppo bassi (solo 1 bambino su tre sotto i sei mesi è allattato in modo esclusivo, e meno di uno su cinque sotto i 12 mesi nei paesi ad alto reddito), la versione originale della risoluzione invitava con forza i paesi membri a promuovere l'allattamento al seno e a limitare la diffusione di informazioni commerciali fuorvianti sul latte artificiale. Il tutto insistendo in particolare su iniziative come gli Ospedali amici dei bambini e il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno.

 

Il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno


Si tratta di un Codice elaborato nel 1981 da Organizzazione mondiale della sanità e Unicef, con l'obiettivo di tutelare l'allattamento al seno, impegnando i governi aderenti a diffondere informazioni corrette sull'argomento e produttori e distributori di sostituti (latte artificiale, ma anche biberon e tettarelle) a mettere in campo tecniche appropriate di marketing.

Il codice, per esempio, vieta la pubblicità al pubblico di latte formulato, la sua promozione attraverso i servizi sanitari nazionali, la distribuzione alle mamme di campioni gratuiti, l'utilizzo di claim salutistici non dimostrati in modo scientificamente rigoroso.

 

L'opposizione Usa


Secondo quanto ricostruito dalle testate che hanno portato il caso alla ribalta, in un primo momento la delegazione degli Stati Uniti, guidata dal Dipartimento americani dei servizi per la salute, avrebbe tentato di modificare alcune parti del testo della risoluzione. Si trattava di eliminare un passaggio che invitava i governi a “proteggere, promuovere e sostenere l'allattamento al seno” e ridurre in modo significativo i riferimenti al Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti.

 

Fallita questa prima mossa, gli Usa sarebbero passati a maniere più forti, minacciando ritorsioni contro i paesi che avessero appoggiato la risoluzione. Nel mirino sono finiti in particolare i paesi povero: come l'Ecuador, minacciato di ritorsioni commerciali e del ritiro di aiuti militari. E alcuni partecipanti all'Assemblea hanno riferito che, durante gli incontri, gli Usa avrebbero anche minacciato di tagliare i loro fondi all'Organizzazione mondiale della sanità. E non è cosa da poco, considerato che nel 2017 gli Stati Uniti da soli hanno coperto il 15% del budget totale dell'organizzazione.

 

A salvare la situazione sarebbe intervenuta la Russia, proponendo una versione modificata del testo alla quale gli Stati Uniti non si sono più opposti. La versione finale è molto simile a quella di partenza, ma per esempio è saltato un passaggio in cui si chiede all'Oms di fornire supporto tecnico ai paesi membri che cerchino di limitare la promozione inappropriata degli alimenti per la prima infanzia.

 

Interpellato dal New York Times, il Dipartimento Usa coinvolto nella vicenda ha difeso la scelta di chiedere modifiche al testo originale, visto come penalizzante nei confronti delle donne che, per vari motivi, non sono in grado di allattare. “Queste donne – ha scritto un portavoce in un'email al giornale - devono avere la possibilità di scelta e di accesso ad alternative sicure per la salute dei loro bambini e non essere stigmatizzate”. Il dipartimento ha tuttavia negato ogni coinvolgimento nelle minacce di ritorsioni ad altri paesi.

 

E non è ovviamente mancata la reazione del presidente americano Donald Trump, che su Twitter ha chiesto il ritiro del pezzo del New York Times, bollandolo come una fake news. “Gli Usa sostengono con forza l'allattamento, ma non crediamo che alle donne debba essere negato l'accesso al latte artificiale” ha twittato il presidente. “Molte donne hanno bisogno di questa opzione a causa di malnutrizione o povertà”.

 

Conflitti di interesse?


Difficile, però, che dietro le mosse della delegazione Usa ci sia stato un reale interesse per la libertà di scelta femminile, anche considerato che il punto della risoluzione non era certo negarla o limitarla, quanto piuttosto limitare le ingerenze eccessive del marketing dei sostituti del latte materno. Secondo il New York Times (e una valanga di altri commentatori a seguire), a motivarle sarebbe invece l'intenzione di difendere la lobby del latte artificiale, con un evidente conflitto di interesse.

 

Che, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, il marketing dei sostituti del latte materno sia ancora particolarmente aggressivo è stato testimoniato nel tempo da varie inchieste. Una delle ultime l'ha pubblicata a inizio anno l'organizzazione no profit Save The Children, documentando in vari paesi evidenti violazioni del Codice sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno.

 

Un'inchiesta condotta nelle Filippine sempre da Save The Children in collaborazione con il quotidiano inglese Guardian ha portato alla luce il fatto che varie aziende produttrici offrivano a medici, ostetriche e altri professionisti sanitari vari regali (viaggi a conferenze in luoghi bellissimi, pasti, biglietti per spettacoli e perfino gettoni per giochi d'azzardo) per conquistarne la fedeltà. Per non parlare delle pubblicità diretta al pubblico, con messaggi decisamente fuorvianti: un marchio, per esempio, puntava sull'efficacia del latte artificiale nel potenziare l'intelligenza dei bambini.

 

Come ha scritto nel documento di Save The Children Francesco Branca, direttore del Dipartimento di nutrizione per la salute e lo sviluppo dell’Oms:

 

“Nonostante 37 anni di richiami ripetuti all'implementazione del Codice, solo 39 paesi lo hanno pienamente integrato nella loro legislazione. L'industria del baby food continua a commercializzare i suoi prodotti in aperta violazione del Codice e a resistere attivamente a qualunque tentativo di porre delle limitazioni. Il codice era importante 37 anni fa, quando è stato approvato, ma viste le nuove conoscenze sull'importanza dell'allattamento, è ancora più importante oggi”.

 

E dietro la guerra all'allattamento materno mossa dagli Usa potrebbe esserci anche un'altra lobby, quella dei produttori di latte. Ad avanzare il sospetto è Alison Stuebe, ginecologa, professoressa di medicina materno-fetale all'Università di Chapel Hill, in North Carolina, e vice presidente dell'Accademia di medicina dell'allattamento. In un post sul blog dell'Accademia, Stuebe sottolinea che gli Usa hanno un grosso problema di sovrapproduzione di latte, che deve pur essere conservato in qualche modo per non essere gettato via. Sotto forma di formaggio, per esempio, ma anche di latte formulato, in particolare quello detto di accrescimento, per la fascia d'età 1-3 anni.

 

La posta in gioco


In questo braccio di ferro la posta in gioco è altissima. Da una parte c'è la difesa di interessi commerciali, dall'altra quella della salute di mamme e bambini, soprattutto – lo ripetiamo – nei paesi a basso e medio reddito.

 

Secondo una simulazione pubblicata nel 2016 da Lancet, una delle più prestigiose riviste mediche, l'allattamento al seno, da solo, sarebbe in grado di prevenire oltre 820 mila morti di bambini all'anno in tutto il mondo (e oltre 20 mila morti materne). Non solo per i benefici diretti del latte di mamma, che per esempio ha un documentato effetto protettivo contro malattie infettive e morte in culla, ma anche per i rischi associati all'uso di latte formulato nell'ambito di particolari condizioni igieniche e sociali.

 

Se non c'è acqua pulita, potabile, per ricostituire la formula, per esempio, il suo uso diventa pericoloso. E se la famiglia è molto povera il rischio, come raccontato nell'inchiesta del Guardian/Save The Children, è quello della malnutrizione, perché per far durare di più il latte i genitori lo diluiscono molto, o ne danno al bambino meno di quanto servirebbe.

 

Dunque è chiaro che non si tratta di limitare le libertà di scelta di nessuno: ogni donna deve essere libera di scegliere quale alimentazione dare al proprio bambino, senza venire osteggiata o stigmatizzata per questo. Ma deve essere libera di farlo senza condizionamenti fuorvianti e in condizioni di assoluta sicurezza, per il suo piccolo e per lei. E' questo ciò di cui si devono giustamente occupare organismi preposti alla difesa della salute pubblica!