Vaccinazioni

Vaccinazioni obbligatorie, cosa succede dopo la scadenza del 10 marzo

Di Irma Levanti
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05 Febbraio 2018
L'Asl chiamerà a colloquio le famiglie dei bambini che continueranno a non essere in regola con l'obbligo vaccinale. Se, di nuovo, si rifiuterà l'invito a vaccinare, scatteranno le sanzioni, tra cui l'esclusione da nidi e materne per i bambini fino a sei anni
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La legge lo dice chiaramente: le famiglie che non hanno ancora sottoposto i loro bambini ai 10 vaccini diventati obbligatori, o che hanno presentato a scuola solo delle autocertificazioni sullo stato vaccinale dei figli, hanno tempo fino al 10 marzo per consegnare i documenti originali dell'Asl, attestanti l'avvenuta vaccinazione o almeno la prenotazione della seduta vaccinale.

 

Le vaccinazioni obbligatorie e quelle raccomandate


Le vaccinazioni rese obbligatorie dalla legge del 2017 per i minori di età compresa tra zero e sedici anni sono 10: anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella (in realtà  obbligatoria solo per i nati dal 2017).

Altre vaccinazioni sono tuttavia raccomandate - e gratuite - sempre per la stessa fascia d'età: anti-meningococcica B, anti meningococcica C, anti-pneumococcica, anti-rotavirus, anti-HPV.

 

Cosa succederà a chi rimane inadempiente


La scadenza del 10 marzo, dunque, si avvicina velocemente. Ma che cosa succederà dopo questa data ai bambini non in regola? Anche in questo caso la legge parla chiaro e prevede che entro i 10 giorni successivi (dunque entro il 20 marzo), i dirigenti scolastici segnalino all'Asl i casi che risultano ancora inadempienti.

A questo punto, l'Asl convocherà i genitori che non hanno ancora fatto vaccinare i propri bimbi per un colloquio informativo sulle vaccinazioni, e per fissare l'appuntamento per farle. Solo a questo punto, se i genitori continuano a rifiutare di seguire la legge, scatteranno le sanzioni, e cioé:

 

  • una multa da 100 a 500 euro;
  • nel caso di bambini da 0 a sei anni, l'esclusione da nidi e materne.

Dunque, mentre sopra i sei anni non è prevista l'esclusione da scuola, a conclusione dell'iter "di recupero" impostato dall'Asl, i bambini ancora non in regola che frequentano nidi e materne non potranno più accedervi.

 

Come specifica un articolo sul sito dell'Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola, i bambini che si trovano in questa situazione rimarranno comunque iscritti, e potranno avere nuovamente accesso ai servizi dopo che le famiglie avranno presentato la documentazione richiesta.

 

Le polemiche


Nel febbraio scorso l'Assemblea di Roma, presieduta dalla sindaca Virginia Raggi, aveva firmato una mozione contraria all'esclusione da nidi e materne per i bambini non i vaccinati, ai quali andava comunque garantita - aveva scritto Raggi in una lettera inviata a Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, e a Valeria Fedeli, ministro dell'Istruzione - la continuità didattica ed educativa.

 

A seguito di questa mozione, l'Associazione nazionale comuni italiani aveva chiesto chiarimenti al Ministero della salute, che aveva risposto il 3 febbraio con una nota che ribadisce quanto espresso dalla legge: "I minori i cui genitori dimostrino, con documentazione proveniente dall'Asl, di aver presentato richiesta di effettuazione delle vaccinazioni ben potranno continuare a frequentare i servizi educativi per l'infanzia e le scuole dell'infanzia. Dopo il 10 marzo sarà precluso l'accesso ai soli minori i cui genitori non siano in regola neppure con tale adempimento".