Vaccinazioni

Vaccinazioni obbligatorie e scuola: cosa comporta la scadenza del 10 marzo 2019

Di Valentina Murelli
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08 Marzo 2019
A meno di non risiedere in una regione con anagrafe vaccinale informatizzata, le famiglie che avevano presentato autocertificazione per dichiarare l'avvenuta vaccinazione dei figli ora devono consegnare le prove ufficiali dell’assolvimento dell’obbligo.
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Si avvicina la fatidica data del 10 marzo 2019: data che rappresenta il termine ultimo per consegnare alle scuole i documenti ufficiali di avvenuta vaccinazione (o di impegno ad avviare un percorso di vaccinazione) da parte delle famiglie di bambini che finora avevano presentato la sola autocertificazione.

 

Il 20 settembre 2018, infatti, il Parlamento, in sede di approvazione del Decreto Milleproroghe, aveva esteso all'anno scolastico 2018-2019 la possibilità per i genitori (già prevista nella legge Lorenzin per l'anno scolastico precedente) di esibire una semplice autocertificazione, con l’obbligo di consegnare alle scuole entro il 10 marzo 2019 i documenti attestanti le vaccinazioni.

 

Ma come funziona esattamente questa consegna? Cosa devono fare i genitori? E cosa succederà se dopo il 10 marzo un bambino risulterà inadempiente rispetto agli obblighi vaccinali previsti per legge?

 

“Rispetto alle cose da fare bisogna distinguere tra due situazioni. Nelle regioni nelle quali è già attiva un'anagrafe vaccinale regionale informatizzata (per esempio Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana) i genitori non devono fare nulla, perché le comunicazioni avvengono direttamente tra Asl e scuole”. Parola di Stefano Zona, medico specialista in malattie infettive membro del comitato scientifico di iovaccino.it, uno dei siti italiani della Vaccine Safety Net dell'Organizzazione mondiale della sanità (una rete di siti che danno informazioni giudicate scientificamente attendibili sulle vaccinazioni).

 

In pratica, in queste regioni sono gli uffici vaccinali delle singole Asl a comunicare alle scuole chi è in regola e chi risulta ancora inadempiente.

 

“Viceversa, nelle regioni nelle quali l'anagrafe informatizzata non c'è ancora sono i genitori a dover consegnare alle scuole la prova che la vaccinazione c'è stata (dunque libretto vaccinale o certificato vaccinale dell'Asl) o che è stata programmato a breve. Invece, anche in queste regioni chi era già in regola con il calendario vaccinale secondo gli obblighi previsti per legge non deve fare nulla, perché aveva già consegnato alla scuola tutta la documentazione necessaria”.

 

Se questo è quanto occorre fare sulla carta, nella realtà la situazione potrebbe essere più sfumata ed esserci qualche difficoltà in più. Per esempio certe procedure potrebbero non essere state recepite o automatizzate da parte di Asl e scuole, oppure potrebbero esserci intoppi in caso di passaggio da una regione all'altra (“uno dei motivi per il quale si insiste sulla necessità di un'anagrafe vaccinale nazionale” sottolinea Zona).

 

In caso di dubbio, dunque, la cosa da fare è contattare la scuola e chiedere come è meglio muoversi.

 

Quanto alle sanzioni nel caso di mancata consegna dei documenti, e dunque di inadempienza rispetto agli obblighi, la legge parla chiaro: “È prevista una sanzione da 100 a 500 euro e nel caso dei bambini tra 0 e sei anni, che frequentano asili nido o scuole d'infanzia, è prevista l'esclusione temporanea dal servizio fino all'adempimento dell'obbligo”.

 

Anche in questo caso, però, non è detto che questo comporti che dall'oggi al domani i bambini non in regola dovranno restare fuori da scuola. “Quello che succederà dopo il 10 marzo sarà piuttosto l'avvio da parte dell'Asl di una procedura di recupero dei bambini e delle famiglie non in regola, che potrebbe richiedere anche diverse settimane”. Molto dipenderà dai singoli operatori e dai singoli servizi, ma a questo punto si potrebbe arrivare facilmente alla fine dell'anno scolastico.

 

La procedura Asl per il recupero dell'inadempienza


Secondo la circolare operativa emanata dal Ministero della salute nell'agosto 2017, la procedura che ogni Asl mette in atto per recuperare bambini e famiglie non in regola è stabilita a livello locale. In generale, però, i passaggi potrebbero essere i seguenti, come indicato dalla circolare stessa:
1. l'Asl convoca i genitori rivolgendo loro un invito scritto alla vaccinazione, eventualmente corredato di materiale informativo;
2. se i genitori non rispondono, l'Asl li convoca nuovamente, con raccomandata, per un colloquio nel quale verranno affrontate le motivazioni della mancata vaccinazione e sarà fornita - eventualmente con il coinvolgimento del pediatra o del medico di base - una corretta informazione sull'obiettivo individuale e collettivo della pratica vaccinale e i rischi della mancata prevenzione;
3. se i genitori non si presentano al colloquio o non accettano di far vaccinare il proprio figlio, l'Asl contesta formalmente l'inadempimento all'obbligo vaccinale.

 

Intanto sulla questione ha appena aperto una polemica il ministro dell'Interno Matteo Salvini, chiedendo alla ministra della Salute Giulia Grillo un decreto legge urgente per "prevedere il differimento degli obblighi in scadenza al 10 marzo prossimo contenuti nella legge Lorenzin (la legge sull'obbligo vaccinale)". L'obiettivo sarebbe dunque quello di “garantire la permanenza dei bambini nel ciclo della scuola dell'infanzia" e di "evitare traumi ai più piccoli".

 

Critico il commento del presidente dell'Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli, che ha dichiarato all'Ansa: "Giusta la preoccupazione di non traumatizzare i bambini ma si continua a non tenere conto dei bimbi più fragili, la cui vita sarebbe a rischio se consentissimo ai non vaccinati per motivi ideologici di frequentare la stessa scuola”. E ancora: "Un intervento ora con un decreto legge ci farebbe ripiombare in un caos da cui si sta faticosamente uscendo".

 

Anche l’Associazione Nazionale Dirigenti scolastici (Andis) fa sapere con una nota stampa di non condivide la soluzione indicata dal vicepremier Salvini per rinviare la scadenza del 10 marzo, ed esprime una netta protesta perché “ancora una volta i dirigenti scolastici sono lasciati soli a dirimere situazioni non disciplinate in modo chiaro e coerente dalle norme, atteso che le famiglie hanno avuto tutto il tempo per mettersi in regola”.


Perché se da un lato la motivazione di Salvini di evitare traumi ai bambini sarebbe in linea di principio “anche condivisibile” (e d’altra parte lasciare a casa dei bambini sarebbe doloroso e lacerante anche per i dirigenti, in quanto “in contrasto con i valori dell’accoglienza, dell’inclusione e del diritto allo studio per tutti, da sempre orizzonte culturale e pedagogico della scuola italiana”), le scuole rimangono “investite della responsabilità di evitare il rischio di contagio per i bambini immuno-depressi o non vaccinabili”.

 

Prime indicazioni per il prossimo anno scolastico


E per l'anno scolastico 2019/2020 come dovranno organizzarsi famiglie e genitori?

"Secondo le indicazioni fornite dal Miur con una nota del 7 novembre scorso, per l'anno 2019/20 i dirigenti scolastici devono attuare la procedura semplificata introdotta dalla legge Lorenzin" chiarisce il Presidente di Andis, Paolino Marotta. E cioè:

- entro il 10 marzo, i dirigenti scolastici devono trasmettere alle aziende sanitarie locali l’elenco degli iscritti per l’anno scolastico successivo di età compresa tra zero e sedici anni, inclusi i minori stranieri non accompagnati;

- entro il 10 giugno le Asl restituiscono i summenzionati elenchi con l’indicazione dei soggetti che non risultino in regola con gli obblighi vaccinali, che non rientrino nelle situazioni di esonero, omissione o differimento delle vaccinazioni e che non abbiano presentato formale richiesta di vaccinazione;

- nei dieci giorni successivi all’acquisizione degli elenchi con le indicazioni succitate, i dirigenti scolastici invitano i genitori, i tutori o i soggetti affidatari a depositare, entro il 10 luglio, la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni ovvero l’esonero, l’omissione o il differimento delle stesse, o la presentazione della formale richiesta di vaccinazione all’ASL competente;

- dopo il suddetto invito, entro il 20 luglio, i dirigenti scolastici trasmettono all’Asl la documentazione presentata dai genitori