Vaccinazioni

Vaccini: Aifa conferma la sicurezza

Di Irma Levanti
sicurezza_vaccini
17 Luglio 2018
I dati dell'ultimo rapporto dell'Agenzia italiana del farmaco sulla sorveglianza post marketing parlano chiaro: per la grande maggioranza, le reazioni avverse segnalate sono definite “non gravi”.

 
Facebook Twitter Google Plus More

“Dalla valutazione delle segnalazioni relative a reazioni avverse inserite nel 2017 non emergono problematiche di sicurezza che possano modificare il rapporto beneficio rischio dei vaccini utilizzati”. Questa, in sintesi, la conclusione dell'ultimo rapporto dell'Aifa, agenzia italiana del farmaco, sulla sorveglianza post marketing dei vaccini nel nostro paese. Ancora più in breve: sì, i vaccini sono sicuri.

 

Anzi, come scrive sulla sua pagina Facebook l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, professore di igiene all'Università di Pisa, “sono tra i farmaci che presentano il migliore profilo di sicurezza. Non mi stancherò mai di dirlo. Ed abbiamo le prove”.

 

Che cos'è la vaccinovigilanza


Prima di arrivare in commercio, i vaccini (come del resto tutti gli altri farmaci) sono sottoposti a lungo percorso di prove e controprove - prima in laboratorio poi in sperimentazioni cliniche super controllate sull'uomo - che ne garantiscono l'efficacia e la sicurezza. Non significa che non possano provocare qualche reazione avversa: tutti i farmaci, potenzialmente, possono farlo, ma gli studi condotti mostrano che, se usati in modo appropriato, la bilancia tra benefici e possibili rischi pende a favore dei primi. In ogni caso, a ulteriore garanzia di sicurezza i controlli continuano anche dopo l'arrivo sul mercato.

Ogni volta che si verifica una qualche manifestazione spiacevole più o meno grave – tecnicamente si parla di eventi avversi o reazioni avverse - dopo la somministrazione di un vaccino, i medici ma anche semplici cittadini possono segnalarla a un'apposita rete di vaccinocovigilanza: c'è anche un sito dedicato, vigifarmaco.it.

Ma attenzione: il fatto che un evento avverso si sia verificato dopo la somministrazione di un vaccino non significa automaticamente che quel vaccino ne sia la causa. Può darsi che le cause siano altre, indipendenti dalla vaccinazione, e che la relazione tra i due eventi sia solo dettata dal caso. Per questo, ogni segnalazione fatta viene accuratamente analizzata da un team di esperti, per scoprire se c'è effettivamente un nesso con la vaccinazione, o se il nesso non c'è e l'associazione causale debba essere smentita.

Nel complesso, la vaccinovigilanza permette dunque di continuare ad analizzare il rapporto beneficio/rischio di ogni vaccino e accertare che questo rapporto si mantenga favorevole nel corso del tempo. Per saperne di più, puoi guardare il video di Epicentro (portale del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute) sulla vaccinovigilanza.

 

Rapporto Aifa 2017, i dati


Nel 2017 la rete di vaccinovigilanza ha raccolto 6696 segnalazioni, non tutte però riferite a casi di reazioni avverse effettivamente avvenuti nel corso del 2017 (questi ultimi sono stati 4821). In effetti, può succedere che vengano fatte anche segnalazioni relative ad anni precedenti. Ovviamente, il dato è complessivo e non riguarda solo i bambini.

 

Le reazioni più comuni (più di 1000 casi) sono state febbre (anche elevata, sopra i 39,5°C), reazioni locali al sito di inoculazione, reazioni cutanee generalizzate tipo rash cutaneo. Meno comuni (tra 500 e1000 casi) sono state condizioni allergiche, irritabilità e agitazione, vomito, cefalea e pianto. Il rapporto, inoltre, segnala che condizioni allergiche e reazioni cutanee generalizzate “sono state descritte con minor frequenza per i vaccini obbligatori”.

 

Nella grande maggioranza dei casi – l'80% dei casi – queste reazioni sono classificate come “non gravi”, mentre quelle classificate come “gravi” sono state il 19,5%. Occorre però fare qualche puntualizzazione sull'utilizzo del termine grave, che non fa riferimento esclusivamente a un esito negativo a lungo termine, ma per esempio al fatto che sia stato necessario un ricovero in ospedale (anche se il tutto si è risolto velocemente e bene) o al fatto che il soggetto vaccinato possa aver contratto comunque la malattia.

 

 

Tra gli eventi gravi sono inseriti anche i decessi: nel 2017 sono state inserite in totale 10 segnalazioni di sospetta reazione avversa con esito fatale, di cui tre casi riferiti ad anni precedenti il 2017 stesso. Di questi 10 casi, 7 hanno riguardato persone anziane o molto anziane, tre hanno riguardato bambini.

 

Ma attenzione: questo non vuol dire che ci siano state delle vaccinazioni letali, anzi! In nessun caso è stato formalizzato il nesso causa-effetto del decesso con la vaccinazione: in 8 casi su dieci la correlazione con la somministrazione del vaccino è stata definitivamente esclusa, perché attribuita ad altre cause, mentre in due casi (tra cui quello di un bambino) non è stato possibile giungere a una conclusione definitiva (“nesso indeterminato”).