Vaccinazioni

Vaccini e autismo: la madre di tutte le bufale compie 20 anni. Cosa sappiamo oggi

Di Valentina Murelli
vaccinibambino
01 Marzo 2018
Ormai è storia: lo studio che per primo avanzò l'ipotesi di un legame tra vaccini e autismo era una frode, e il suo autore è stato radiato dall'albo dei medici. La comunità scientifica internazionale e le organizazioni sanitarie non hanno dubbi: non c'è alcun rapporto tra i vaccini e i disturbi dello spettro autistico. Ma le mancate vaccinazioni hanno un costo sociale e sanitario molto elevato.
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Ricorrono in questi giorni i 20 anni dalla pubblicazione, sulla rivista medica "Lancet", dello studio del medico inglese Andrew Wakefield che per la prima volta propose un legame tra vaccini - in particolare il trivalente contro morbillo, parotite e rosolia - e autismo.

Uno studio poi ritirato (mentre il suo autore è stato radiato dall'Ordine dei medici inglese), considerato la "madre di tutte le bufale" sull'argomento.

 

Ma che cosa diceva esattamente quello studio, e perché l'intera comunità scientifica internazionale lo ritiene, appunto, una colossale (e pericolosa) bufala? E cosa sappiamo del rapporto tra vaccini e autismo?

 

Lo studio del 1998


Lo studio pubblicato su Lancet si riferiva a 12 bambini - un campione decisamente esiguo - con disturbi gastrointestinali (Wakefield, specializzato in gastroenterologia, parlò di enterocolite cronica) e dello sviluppo. Per otto bambini era stata fatta una vera e propria diagnosi di autismo, arrivata qualche settimana o qualche mese dopo la vaccinazione trivalente.

 

Come riportato dall'Ansa, secondo l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, professore di igiene all'Università di Pisa, "la teoria era che il vaccino trivalente per qualche misterioso motivo potesse creare un'alterazione della permeabilità intestinale, permettendo ad agenti esterni di passare più facilmente la barriera intestinale e di provocare l'autismo".

 

In realtà l'articolo scientifico non insisteva affatto su un possibile legame tra vaccino MPR e autismo, ma questa associazione venne proposta con forza dallo stesso Wakefield durante una conferenza stampa seguita alla pubblicazione dello studio. Il medico si spinse a chiedere che venisse sospeso l'utilizzo del trvialente, a favore di singole vaccinazioni. Fu subito panico e, da quel momento, la bufala del legame tra MPR e autismo cominciò a ingigantirsi e a girare per il mondo.

 

Era tutta un frode


Lo studio, per quanto pubblicato su una rivista di solito rigorosa, era già di per sé molto debole, ma aveva di buono che, come detto, non arrivava a concludere nulla sul rapporto tra vaccini e autismo: sulla base dei dati presentati non poteva certo farlo.

 

Non basta affatto constatare che la diagnosi di autismo era avvenuto poco tempo dopo la vaccinazione: in medicina, una coincidenza temporale non significa per forza che c'è un rapporto di causa-effetto! Basti pensare che nello stesso periodo - dal 1997 al 2007 - in cui negli Stati Uniti si è assistito a un aumento delle diagnosi di autismo, c'è stato anche un significativo aumento delle vendite di alimenti biologici: eppure, i prodotti bio non vengono certo accusati di provocare l'autismo!

 

Quel che è veramente grave, però, è che anche i pochi dati messi insieme da Wakefield con una manciata di colleghi non erano frutto di una seria ricerca scientifica, ma di una vera e propria truffa, costruita a tavolino. A portarla alla luce fu nei primi anni 2000 il lavoro del giornalista inglese Brian Deer.

 

Tanto per cominciare, il reporter aveva scoperto che alcuni anni prima la pubblicazione dello studio, Wakefield aveva registrato una richiesta di brevetto per un nuovo vaccino singolo contro il morbillo. Il che configura quanto meno un conflitto di interessi: a Wakefield interessava scalzare il trivalente dal mercato dei vaccini, per proporre il proprio. Non solo: Deer scoprì che il medico aveva anche modificato i dati della ricerca. Come ricorda un articolo di Wired, "tre dei bambini che nello studio venivano presentati come autistici non avevamo in realtà mai ricevuto una diagnosi e cinque avevano mostrato segni di disturbi neurologici già prima della somministrazione del vaccino".

 

 

Infine, questi bambini non erano stati scelti a caso tra quelli che erano arrivati nell'ospedale di Londra in cui lavorava Wakefield ma, ci ricorda la giornalista Roberta Villa in un articolo sul portale antibufale Dottore ma è vero che? - "erano stati selezionati tra i figli di famiglie appartenenti ad associazioni contro i vaccini". C'era dunque un rapporto tra il medico e uno studio legale specializzato nella richiesta di indennizzi post vaccinazioni.

 

Alla luce di quanto emerso dall'inchiesta di Deer, non solo lo studio scientifico è stato ritirato dalla rivista Lancet, che lo ha definito “fatalmente fraudolento”, ma dopo due anni e mezzo di processo nel 2010 Andrew Wakefield è stato radiato dall'albo dei medici, per “condotta non etica, disonesta e irresponsabile”.

 

Cosa sappiamo oggi del legame tra vaccini e autismo


Per quanto fosse emerso abbastanza presto che lo studio di Wakefield non dava nessuna indicazione solida per supporre un reale legame tra vaccinazione trivalente e autismo, il clamore mediatico che le parole del medico suscitarono - e il conseguente allontanamento di molte famiglie da questa vaccinazione - costrinsero l'intera comunità scientifica a fare luce sulla questione. E oggi abbiamo una quantità immensa di dati che dicono chiaramente che:

no, il vaccino trivalente, e più in generale i vaccini, con l'autismo non c'entrano proprio nulla

.

 

Tanto per cominciare, se ci fosse davvero una relazione di causa-effetto tra vaccino MPR e sviluppo di autismo, allora i disturbi dello spettro autistico dovrebbero essere più frequenti tra i bambini che hanno ricevuto il vaccino rispetto a quelli che non sono stati vaccinati. E invece non è così.

 

Lo provano ormai moltissimi studi che hanno messo a confronto, in vari paesi, i due gruppi: bimbi non vaccinati e bimbi vaccinati. Uno dei primi studi in questo senso, come ci ricorda sempre Roberta Villa nel suo libro Vaccini, il diritto a non avere paura, risale agli anni novanta (ancora prima dell'uscita dello studio) ed è stato condotto in Giappone. Qui la vaccinazione MPR era stata introdotta nel 1989, ma poi sospesa nel 1993, con la sostituzione di un vaccino duplice (morbillo più rosolia) o con vaccini singoli. Eppure uno studio condotto su 300 mila bambini di Yokohama tra il 1988 e il 1996 mostra chiaramente che con il cambiamento della strategia vaccinale non solo i casi di autismo non diminuivano, ma anzi aumentavano (come in effetti sono aumentati negli ultimi decenni in tutto il mondo), probabilmente per una maggiore attenzione alla diagnosi.

 

Da allora è stata tutta una successione di studi che sono arrivati alla medesima conclusione: il blog Just the vax ne riporta ben 107 compresa una metanalisi del 2014 che ha passato al setaccio centinaia di ricerche precedenti - a indicare  chiaramente che non c'è alcun legame tra vaccini e autismo.

 

E questa è la posizione ufficiale di tutte le organizzazioni sanitarie nazionali e internazionali, dall'Organizzazione mondiale della sanità ai Centri per il controllo delle malattie americane, dal nostro Ministero della salute all'Istituto superiore di sanità, che all'argomento ha dedicato un articolo sul suo nuovo portale informativo ISS Salute.

 

Gli effetti collaterali della bufala


Se anni di studi e ricerche hanno completamente scagionato i vaccini dall'accusa di provocare l'autismo, va detto che la bufala di Wakefield non è stata ininfluente per la salute collettiva. Secondo gli esperti, infatti, è uno degli elementi che ha contribuito a rimandare il raggiungimento dell'obiettivo di eliminazione dal pianeta di morbillo e rosolia.

 

Due malattie che vengono spesso percepite come leggere, senza particolari conseguenze, ma possono averne invece di devastanti.

 

La rosolia contratta in gravidanza, per esempio, può portare ad aborto e malformazioni fetali, mentre il morbillo può portare a complicanze serie, anche neurologiche, e perfino alla morte.

 

In Europa nel 2017 sono state ben 35 le persone decedute per morbillo, e oltre 21 mila persone si sono ammalate (oltre 5000 in Italia). Per quanto riguarda il nostro paese, i primi dati del 2018 non sono particolarmente incoraggianti: nel mese di gennaio sono stati segnalati 164 casi di morbillo e due decessi.