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Vaccinazioni

Vaccini e scuola: a che punto siamo

Di Irma Levanti
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09 Agosto 2018 | Aggiornato il 10 Agosto 2018
Si avvicina la riapertura delle scuole, ma la situazione rispetto all'obbligo vaccinale e alla documentazione da produrre per attestarlo appare sempre più confusa.

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È sempre più caos sulla questione vaccini, tra circolari ministeriali, decreti per lo slittamento dei termini della legge Lorenzin sull'obbligo vaccinale, petizioni di genitori, prese di posizione di dirigenti scolastici e pediatri e scontri all'interno della maggioranza di Governo e tra maggioranza e opposizione. Proviamo a fare un po' di chiarezza su quello che sta succedendo.

 

Secondo quanto previsto dalla legge sulle vaccinazioni obbligatorie (la cosiddetta legge Lorenzin, in vigore dall'estate 2017), i genitori di bambini e ragazzi tra 0 e 16 anni avrebbero dovuto presentare entro il 10 luglio scorso la documentazione ufficiale attestante l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie per la frequenza scolastica, come per esempio copia del libretto vaccinale, certificato vaccinale o attestazione dell'Asl.

 

Il 5 luglio, però, il Ministero della salute, congiuntamente a quello dell'istruzione, ha emanato una circolare che prevede la possibilità, per il solo anno scolastico 2018/2019, di consegnare alle scuole non la documentazione ufficiale ma una semplice autocertificazione (come era stato possibile fare l'anno precedente). Questo in nome di una semplificazione burocratica che dovrebbe favorire le famiglie, riducendo il carico di cose da fare in considerazione del fatto che non è entrata a regime l'anagrafe vaccinale nazionale, la quale avrebbe dovuto facilitare le comunicazioni dirette tra Asl e istituti scolastici.

 

E a fine luglio è stato approvato dal Senato il testo di un decreto – il cosiddetto Milleproroghe – che tra le altre cose sposta di un anno l'applicazione della legge Lorenzin, rimandando l'obbligo vaccinale per la frequenza scolastica all'anno 2019/2020. Decreto che ha ricevuto una netta opposizione da buona parte del mondo medico e scientifico e da molti genitori, per esempio quelli di bambini trapiantati immunosoppressi, che hanno lanciato una petizione già volata oltre le 110 mila firme per chiedere al Presidente del consiglio Conte di bloccarlo.

 

A parte questo, però, c'è un problema di tempi, perché per essere convertito in legge il decreto deve passare anche dall'approvazione della Camera dei deputati che, vista la pausa estiva, non potrà avvenire prima del 12-13 settembre. Quando però alcune scuole materne avranno già riaperto i battenti.

 

In attesa che si definisca il quadro normativo, intanto, alcune regioni potrebbero decidere di continuare a far valere la legge Lorenzin rispetto alla circolare del 5 luglio e anche l'Associazione nazionale presidi (Anp) sta dando battaglia sulla misura dell'autocertificazione prevista da questa circolare. Lo fa a partire da una questione di gerarchia delle norme, per cui una circolare non potrebbe soppiantare una legge attualmente in vigore (per il momento, appunto, la legge Lorenzin). Altri aspetti critici sono stati illustrati l'8 agosto dall'Anp a una delegazione del Ministero della salute.

 

Tra questi, il fatto che la presenza di bambini non vaccinati nelle scuole relative alla fascia di età 0-6 anni metterebbe a rischio la salute dei bambini che non si possono vaccinare e di quelli le cui difese immunitarie sono indebolite anche temporaneamente, a seguito di patologie varie. O il fatto che il ricorso all'autocertificazione rischia di aumentare il carico di lavoro dei dirigenti scolastici, “costretti a controllare la veridicità delle dichiarazioni e a denunciarne gli autori in caso di falso”.

 

Perché è un dato di fatto che c'è chi intende l'autocertificazione come possibilità di derogare dall'obbligo, mettendo nero su bianco vaccinazioni che non sono state effettuate o intenzioni alle quali non si intende poi dare seguito. Dimenticando però che dichiarare il falso in un documento di questo tipo è un reato.

 

Per questo, al termine dell'incontro l'Anp ha dichiarato all'Ansa che "allo stato delle cose, se non verrà presentato all'inizio dell'anno scolastico il certificato di avvenuta vaccinazione della Asl, non potremo permettere la frequenza dei bimbi a scuola, a nidi e materne”. Mentre il Ministero della salute si è riservato di valutare quanto esposto dai presidi e ha proposto un nuovo incontro prima della fine del mese di agosto.

 

Anche il Collegio dei professori universitari di pediatria si è espresso in maniera contraria alla circolare, sottolineando che "l’autocertificazione allenta le maglie del controllo ed aumenta il rischio che un numero crescente di bambini accedano alla comunità scolastica senza le necessarie protezioni nei confronti di malattie che possono sconvolgere la loro vita e quella delle loro famiglie".

 

Secondo i pediatri, inoltre, la disposizione della circolare "non solo confligge con la vigente normativa sulla certificazione delle vaccinazioni obbligatorie", ma contrasta anche con il decreto sulla “sburocratizzazione” del 2000, che testualmente recita: “I certificati medici, sanitari ecc. non possono essere sostituiti da altro documento”.

 

La ministra della salute Giulia Grillo, però, non ci sta: ''Lo strumento dell'autocertificazione è stato usato per tutto il 2017, non capisco questa presa di posizione" - ha detto intervenendo in una trasmissione TV su La7. "Lo useremo anche per il 2018 perché Lorenzin non ha istituito l'Anagrafe vaccinale nazionale e non volevamo caricare il cittadino di un onere ulteriore costringendolo a fornire tutta la documentazione''. 

 

Una sola cosa è certa: la confusione in materia è ancora tanta.