Dal mondo

Vi spiego perché ho lasciato morire mia figlia

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27 Ottobre 2014
“Mia figlia, ormai, non è più mia figlia: è solo un guscio vuoto. La luce nei suoi occhi si è spenta, ed è stata rimpiazzata dalla paura e dal desiderio di riposare in pace”. È l’appello che Charlotte Fitzmaurice ha scritto all’Alta Corte di Londra per far interrompere le cure alla figlia Nancy, 12 anni, gravemente malata
 
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Ad agosto ha fatto interrompere le cure alla figlia 12enne Nancy, gravemente malata, provocandone la morte. Ora, due mesi dopo, sono state pubblicate le motivazioni con le quali l’Alta Corte di Londra ha autorizzato Charlotte Fitzmaurice, 36 anni, a “staccare la spina” alla bambina, nata cieca e idrocefala, e negli ultimi tempi affetta da meningite e setticemia, e ormai divenuta incapace di fare autonomamente qualsiasi cosa. Per il giudice, infatti, era nell’interesse della famiglia ma soprattutto della stessa Nancy sospendere i trattamenti. Una decisione senza precedenti in Gran Bretagna, poiché è la prima volta che si pratica l’interruzione delle cure a un bambino ancora in grado di respirare autonomamente. (Potrebbe interessarti Bambino sempre ammalato: perché?)

 

Il via libera dell’Alta Corte, si scopre ora, è arrivato dopo un accorato appello scritto dalla madre al giudice: la donna spiegava che “la qualità della vita di Nancy è così bassa che deve stare in ospedale 24 ore al giorno, idratata e medicata attraverso un tubicino. E via via che la sua salute peggiora, passa ore in agonia, gridando per il dolore nonostante le iniezioni di morfina e ketamina. Mia figlia, ormai, non è più mia figlia: è solo un guscio vuoto. La luce nei suoi occhi si è spenta, ed è stata rimpiazzata dalla paura e dal desiderio di riposare in pace. Oggi mi appello a voi per Nancy, perché credo fermamente che tutto ciò sia durato fin troppo a lungo. E nonostante farlo mi spezzi il cuore, è mio dovere”.

 

Dopo aver letto il toccante appello della donna, il giudice Eleanor King ha immediatamente autorizzato la sospensione delle cure, e 14 giorni più tardi Nancy è morta all’ospedale London’s Great Ormond Street. La stessa struttura ha supportato le richieste della madre, ribadendo il principio del diritto alla "dolce" morte, intesa come fine delle sofferenze.

 

Ora che la motivazione della sentenza è stata depositata, la famiglia di Nancy ha deciso di renderla pubblica perché “i genitori di bambini nella stessa situazione possano decidere liberamente che cosa fare senza per questo rischiare di essere arrestati”.

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