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WhatsApp: mamme e papà, basta con le chat di classe

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11 Ottobre 2016
L'allarme è dei presidi, dal nord al sud Italia. Le scuole avvertono. Le chat "sono degli spazi uniti per scambiarsi notizie, non trasformateli in tribunali virtuali". Il rischio infatti è che vengano usati fin troppo spesso in maniera "offensiva e smodata".
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C'erano una volta le chiamate tra i genitori fatte per sapere i compiti dati in classe quando il figlio era assente. O il caffè-genitori al bar dopo aver portato i bimbi in classe.

Poi è arrivato internet e i telefonini e le comunicazioni si sono spostate su WhatsApp. Non è infatti più comodo creare un "gruppo di classe" per chiedere informazioni agli altri genitori? 

Dalle intenzioni più nobili, a ogni scusa per scatenare battaglie.

 

Come riporta Repubblica in edicola oggi, i presidi di mezza Italia lanciano l'allarme sui gruppi di classe creati dai genitori su WhatsApp. Rischiano di aumentare i conflitti di classe e a volte vengono usati in maniera offensiva.

"Peccato che rischino di diventare armi a doppio taglio". A parlare è Laura Barbirato, preside del comprensivo Maffucci di Milano, in un'intervista a Repubblica. Ha infatti mandato una lettera ai genitori per metterli in guardia sull'uso scorretto di WhatsApp. Ha anche convocato un'assemblea ad hoc sul tema.

Come spiega lei stessa, "in chat questioni nate dal nulla possono trasformarsi in problemi enormi. Sono una cassa di risonanza micidiale e pericolosa: in tanti scrivono con leggerezza, senza riflettere sulle conseguenze".

Per esempio l'accanimento nei confronti del bambino "untore" che per la terza volta ha attaccato i pidocchi a mezza classe. O se davvero la maestra ha risposto a un messaggino mentre era in aula.

 

"Le chat di classe vanno usate solo per le comunicazioni urgenti. O rischiano di ingigantire questioni che è meglio chiarire di persona". Lo dice Teresa Comizzoli, maestra al Peyron-Re Umberto, intervistata da Repubblica.

Quindi i gruppi sono utili per le comunicazioni urgenti, come lo sciopero, la data della recita, ma attenzione a non fomentare i malumori...