Gap di Genere

World Economic Forum: in Italia le donne lavorano di più ma vengono pagate meno

Di Niccolò De Rosa
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02 Novembre 2017
Secondo il Global Gender Gap Report del 2017 l'Italia è all'ottanduesimo posto nella classifica che premia l'uguaglianza di opportunità e status tra uomo e donna. Il Bel Paese è fanalino di coda eurpeo, davanti solo a Cipro e Malta
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Nonostante gli indubbi progressi degli ultimi anni, il mondo è ancora un dominio maschile.

 

A dirlo non sono associazioni femministe o blog anti-sistema, ma l'autorevole World Economic Forum, la fondazione internazionale che ogni anno redige un dettagliato rapporto sul gap di genere, stilando anche una classifica per confrontare le differenze di opportunità, status e attitudini tra i sessi a seconda del Paese di provenienza.

 

In generale la situazione è ancora un punto di stallo, con nazioni decisamente più "a misura di donna" e altre che invece continuano ad arrancare. L'Italia, purtroppo, continua a far parte di questo secondo gruppo.

 

Italia in retromarcia

Secondo l'ultimo Global Gender Gap Report 2017 infatti il 61,5% delle donne che lavorano in Italia o non vengono pagate o percepiscono emolumenti non adeguati alle mansioni svolte. Per gli uomini ciò si verifica solo nel 22,9% dei casi.

A ciò si deve aggiungere che, secondo le stime, una donna italiana lavora in media 512 minuti al giorno contro i 453 di un uomo e che la disoccupazione femminile continua ad essere più alta di quella maschile (12,8% contro il 10,9%).

A questa tendenza non sfuggono nemmeno le élite del Paese: il Parlamento italiano annovera solo il 31% di presenza femminile, mentre 

nei ministeri il gentil sesso non arriva nemmeno al 28% del totale.

 

Questi e altri dati come l'esclusione scolastica femminile o la percentuale nell'uso delle nuove tecnologie hanno fatto sprofondare l'Italia al 82esimo posto della classifica generale del Global Gender Gap Report, dietro anche alla Grecia.

Un vero tracollo se si pensa che solo l'anno scorso si era 50esimi e nel 2015 addirittura 41esimi.

 

Ma il nostro Paese non brilla nemmeno in altri campi: l'Italia ha infatti ottenuto il 126° posto nella classifica riguardante il divario tra i salari uomo-donna, il 118° posto in fatto di partecipazione economica e opportunità offerte (nel 2006 eravamo 87esimi) e si è piazzata 123esima in fatto di presenza nei luoghi del potere politico.

Visto l'andazzo, gli esperti stimano che il processo verso l'uguaglianza totale non potrà arrivare non prima di 100 anni, peggiorando di molto quindi la previsione del 2016 che si era fermata ad un'ipotesi di 83 anni per colmare il gap.

Il dato deve far riflettere soprattutto se comparato con la media dell'Europa Occidentale (61 anni).

 

La Top Ten

Tali diseguaglianze non rappresentano solo un arretramento socio-culturale, ma anche un freno economico considerevole. Dal WEF infatti fanno sapere che si colmasse il gap uomo-donna, il PIL mondiale aumenterebbe di oltri 5 miliardi di dollari!

 

A trainare questo doveroso (e necessario) percorso di progresso c'è sempre l'Islanda, dove il divario è stato riempito per l'88%, ma l'isola del Nord Europa non è sola in questa battaglia di giustizia sociale.

Ecco dunque le prime dieci posizioni su una classifica che ha preso in considerazione 144 paesi del mondo:

 

  1. Islanda
  2. Norvegia
  3. Finlandia
  4. Rwanda
  5. Svezia
  6. Nicaragua
  7. Slovenia
  8. Irlanda
  9. Nuova Zelanda
  10. Filippine

 

La Francia è la prima potenza economica ad apprire tra i paesi "virtuosi" (11° posto), seguita a ruota da Germania (12esima) e Regno Unito (15°). Scendono invece USA (49esimi), Cina (100esima) e Giappone (108°).

 

FONTE: World Economic Forum, Repubblica