Articolo sponsorizzato

Il dolore nei bambini: come affrontarlo

malditestabambina.600
10 gennaio 2020
Quali sono i dolori più comuni nei bambini e come combatterli? Ecco quali farmaci dare ai bambini quando soffrono.

Ahi, che male!

 

Non sempre hanno le parole per dirlo, ma anche i bambini e le bambine soffrono: provano dolore e, a parità di stimolo, anche più intensamente di un adulto. Perché la tolleranza al dolore aumenta con l’età. Motivo per cui il loro comportamento non è un indicatore specifico del livello di dolore.

 

L’incapacità di comunicare verbalmente il disagio e il malessere non deve però privare i bambini di un corretto trattamento analgesico.

 

In età pediatrica l’intensità del dolore può essere misurata ricorrendo all’utilizzo di diverse scale di valutazione, differenziate a seconda dell’età. Questo perché anche se i bambini non sanno verbalizzare il dolore nella stessa maniera degli adulti, con i giusti strumenti possono esprimere e identificare il dolore. Indirizzando così la scelta terapeutica.

 


Il dolore è classificato secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità in lieve, moderato e forte. Per ogni livello d’intensità, vengono indicati farmaci dalla diversa potenza analgesica.
Il dolore lieve prevede l’uso di farmaci analgesici non oppioide.
Il dolore moderato può essere trattato con gli oppioidi deboli, in associazione o meno a paracetamolo, ibuprofene o altri FANS.
Il dolore forte prevede l'uso di oppioidi, associati eventualmente ai farmaci adiuvanti e ai non oppioidi.
 

L'identificazione del dolore è uno step necessario per poterlo lenire. Ci sono infatti diversi farmaci con buon effetto analgesico da somministrare anche in età pediatrica. L’intervento terapeutico farmacologico deve essere valutato dal medico in base all’entità del dolore. Ma non solo.

 

Sono diversi i farmaci indicati nella gestione del dolore in età pediatrica. Possono essere suddivisi in quattro categorie dalla diversa potenza analgesica: analgesici non oppioidi, oppioidi, adiuvanti e anestetici locali. La scelta dipende da molti fattori, quali per esempio l’età del bambino, l’eziologia del dolore, la durata prevista della terapia, le condizioni generali del bambino e la sua capacità di adattamento al trattamento proposto.
 

I bambini e le bambine hanno il diritto di non soffrire inutilmente, il che significa che non bisogna incoraggiarli a sopportare il dolore. Ma, di fronte a segni e sintomi, anche se non esprimono verbalmente il disagio, il dolore va trattato per lenire la sofferenza.

 

 

Come?

 

Attraverso la via più semplice, più efficace e meno dolorosa: che è la via orale. La via intramuscolare è da prendere in considerazione se non ci sono altre possibilità.

 

Quando?

 

L’intervallo fra le dosi dovrebbe essere determinato dall’intensità del dolore e dalla durata dell’effetto analgesico del farmaco utilizzato. È importante somministrare gli analgesici a orario fisso, in modo da evitare l’insorgenza di “buchi” di dolore.

 

 

Mal di testa e non solo

 

Sintomo frequente in corso di malattia, sono queste le principali cause di dolore acuto in età pediatrica: faringite, mal d’orecchie, mal di denti, mal di testa. Ma il bambino può sperimentare anche dolore osteo-articolare, dolore postoperatorio o da intervento odontoiatrico.

 

In caso di dolore lieve-moderato i farmaci di prima scelta, in età pediatrica, sono l’ibuprofene e il paracetamolo: analgesici dal buon profilo di sicurezza e buone evidenze di efficacia.

 

L’ibuprofene è il farmaco con maggiore evidenza in letteratura di sicurezza in età pediatrica.

L’ibuprofene è un farmaco antinfiammatorio non steroideo: utilizzato principalmente come antipiretico, le sue proprietà analgesiche derivano dalla sua attività antinfiammatoria. È un antinfiammatorio debole rispetto agli altri FANS ed è il farmaco di scelta per il trattamento della febbre e della sintomatologia dolorosa da patologia comune.
Rappresenta una valida alternativa al paracetamolo, con un profilo di sicurezza sostanzialmente sovrapponibile, ove questo non sia sufficiente o laddove sia richiesta un’azione antinfiammatoria (emicrania, dolore osteomuscolare, dolore dentario).

 

Diversi studi suggeriscono che possa essere assunto anche a stomaco vuoto, almeno per dosi isolate. A digiuno, infatti, il farmaco produce complessivamente un rapido sollievo e diminuisce anche le probabilità che sia assunta una nuova dose.

 

È utile per esempio per lenire il dolore in caso carie o ascessi dentari, o a seguito di procedure odontoiatriche. Insieme al paracetamolo è l’analgesico più utilizzato per il trattamento della cefalea e per il controllo del dolore associato a traumi muscolo-scheletrici. E il suo utilizzo nella terapia del dolore pediatrico potrebbe essere d’aiuto per i piccoli pazienti in caso di dolore post-chirurgico e/o ortopedico.

 

 

Come misurarlo?

 


Come illustrato nel documento Il dolore nel bambino il dolore può essere misurato tenendo conto della dimensione soggettiva, di quella comportamentale e di quella fisiologica. La dimensione soggettiva è considerata il “gold standard” irrinunciabile, a meno che limiti d’età, fisici o intellettivi ne impediscano l’applicazione. Le scale di autovalutazione si basano sulla descrizione che il bambino o la bambina riesce a dare del proprio dolore. Gli strumenti a disposizione sono diversi e aiutano il piccolo paziente attraverso immagini, disegni o griglie predefinite per quantificare (definire con un numero) l’entità del dolore percepito.
Con i più piccoli possono essere somministrati semplici strumenti che consentono a bambini e bambine di indicare l’intensità del dolore in termini di poco-molto, ricorrendo anche alla figura umana, su cui indicano sede ed entità del proprio dolore. Tra le più usate con i neonati e bambini in età pre-verbale al di sotto dei 3 anni c’è la scala FLACC.

 

Figura: la scala FLACC

 

Con bambini e bambine più grandi si ricorre alle scale con le facce (foto o disegni) che, per la loro immediatezza, possono essere comprese e utilizzate con facilità.

 

Figura: la scala Wong Baker

 

La Scala di Wong-Baker è utilizzata è costituita da sei facce, da quella sorridente corrispondente a “nessun male” a quella che piange, corrispondente a “il peggior male possibile”. Al bambino/a si chiede di indicare “la faccia che corrisponde al male o al dolore che prova in quel momento”. A ogni scelta corrisponde un numero che va da 0 a 10. Si usa generalmente il termine “male” per età dai 3 ai 5 anni, il termine “dolore” per età dai 6 ai 7 anni.

 

Figura: la scala numerica

 

In età scolare si ricorre a strumenti più analitici che richiedono abilità cognitive più complesse (numeri o linee). Per esempio con i bambini e le bambine con più di 8 anni può essere utilizzata la scala numerica. Si tratta di una linea orizzontale (lunghezza pari a 10 cm) i cui estremi sono caratterizzati da “nessun dolore” e “il peggiore dolore possibile” e diverse tacche intermedi. Si chiede di indicare l’intensità di dolore scegliendo o indicando il numero corrispondente. Può essere utile anche ai genitori per il monitoraggio del dolore a casa.

 

Fonti:

 

https://www.sipps.it/pdf/editoriale/GestioneFebbreDolore.pdf

 

https://www.sip.it/wp-content/uploads/2017/10/AP_154_setDic_pp161-172.pdf

 

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1256_allegato.pdf